1° Comandamento: UCCIDERE!

Feto di 12 settimane nel grembo materno
Feto di 12 settimane nel grembo materno

 

di Pierluigi Pavone

 

Secondo l’abortista Colleen McNicholas della Planned Parenthood di St. Louis, l’aborto è una scelta morale (leggi qui).

È solo una provocazione?

Si tratta solo della rivendicazione di
una scelta, di una auto-determinazione, di una proprietà sul corpo, si una
tutela medica?

Si potrebbe contestualizzare il
discorso su sei fronti: 1) quello
scientifico che riconduce l’uomo alla zigote, in virtù del DNA; 2) quello
biblico del peccato contro l’innocente che grida vendetta al cospetto di Dio; 3)
quello ambientalista che vede nella pianificazione negativa delle nascite un
programma etico di salvaguardia ambientale; 4) quello satanico, in cui si
esprime il desiderio di distruggere l’uomo, in odio a Dio; 5) quello femminista
di rivendicazione arbitraria e proprietaria da parte della donna su se stessa; 6)
quello giuridico, che riconduce la possibilità di dare la morte ad una scelta e
ad un diritto, a tal punto da presentare come immorale la scelta opposta. 

Io credo che la rivendicazione
dell’omicidio a diritto e a scelta etica sia invece assoluta. Sullo stile di
Calvino.

A) Calvino è quel protestante
originale che raddoppia la predestinazione divina. Lutero è convinto che l’uomo
possa solo compiere il male; che Dio arbitrariamente e anarchicamente
predestina alcuni alla salvezza; che non “rende” giusti questi predestinati, ma si limita solo a “considerarli”
tali. Calvino va oltre: Dio predestina sia alla salvezza, sia alla dannazione.
Dio è talmente onnipotente che la sua volontà esula da qualsiasi
ragionevolezza. È Arbitrio assoluto. Volontà incondizionata. Alcuni secoli prima dell’Oltre-Uomo di
Nietzsche!
A tal punto, continua Calvino, che se Dio avesse disposto nei Comandamenti
una sorta di anti-decalogo (Uccidere; Rubare; dare falsa testimonianza, ecc.)
noi dovremmo ammettere buone (quindi
“moralmente” da compiere) queste indicazioni. Inutile dire che per san Tommaso
questa teologia è semplicemente assurda. Dio agisce secondo ragione; c’è un
rapporto di analogia tra la sua bontà
e la bontà umana; Dio non procede mai in modo illogico e non procede mai in
contraddizione con se stesso. Dio è Logos (Gv
1,1).  

B) Il volontarismo teologico
arbitrario, anarchico e assoluto viene secolarizzato nella modernità. Nell’atto
di fondazione del diritto moderno. Il diritto moderno si divide in due grandi
scuole: il giusnaturalismo e il positivismo giuridico.

Nel positivismo giuridico (Hobbes) lo
Stato determina – come un dio mortale
– il diritto assoluto, crea la legge e la giustizia, il criterio ultimo di bene
e male. Il presupposto è che non ci sia nessuna legge morale naturale. Unica
legge è quella dello Stato. Unica giustizia è l’applicazione di questa legge.
Gli uomini accettano di sottomettersi a tale potere sovrano, per l’utilità di
aver garantita la protezione della vita.

La riflessione giusnaturalista nasce
con l’obiettivo di contenere le prerogative illimitate della sovranità
assoluta: Grozio e Locke affermano che prima del diritto posto dallo Stato
esistono dei diritti naturali, cioè reale e riconosciuti a tutti,
indipendentemente dallo Stato, validi anche in una ipotetica condizione non
politica, in una sorta di “stato di natura”.

C) Come
è possibile allora che il diritto alla vita non venga riconosciuto al
nascituro? Soprattutto da Organizzazione internazionali che si arrogano Carte
dei diritti dell’uomo.

La risposta si basa su due punti
complementari.

c.1) Il primo punto consiste nel
ritenere il diritto all’auto-determinazione della madre superiore al diritto
alla vita del nascituro.

c.2) Il secondo punto consiste nel non
riconoscere affatto il diritto alla vita al nascituro.

Il secondo punto è più complesso: se
dico che tutti gli uomini hanno, in quanto uomini, il diritto alla vita, come
insegna il giusnaturalismo moderno, non posso negare tale diritto a nessuno. A
nessun…uomo.

Questo non significa, però, che potrei
negare indirettamente il diritto alla vita. Nego l’umanità. In questo modo, il
diritto naturale alla vita di colui a cui
ho preventivamente negato l’umanità
viene automaticamente a decadere.
Conservo l’assunto che tutti gli uomini hanno il diritto alla vita. Nego però
che tutti siano uomini.

D) Da qui due domande: in base a quale
criterio posso negare ad alcuni l’umanità? Quale diritto ho di assumere dei
criteri per riconoscere o meno l’umanità di alcuni?

Quanto alla prima domanda, i criteri
sono infiniti: per i nazisti il criterio era l’appartenenza raziale al popolo
ariano; per il comun sentire contemporaneo un criterio potrebbe essere lo
sviluppo degli organi. Ma potremmo vivere, con la medesima logica, in un mondo
che assume come criterio la statura di 100 cm, oppure la capacità di camminare
in posizione eretta. Tutti coloro che sono inferiori per altezza a 100 cm non
sono pienamente uomini. Ergo, il diritto alla vita non è riconosciuto. E così
via. In fondo – nella bella democrazia –
siamo tutti sopravvissuti
. Perché chiunque – senza limite alcuno – potrebbe
vincere le elezioni e inventarsi un criterio arbitrario, in base al quale
accreditare (come lo stipendio a fine mese sul conto corrente) l’umanità. Non
distribuisce diritti. Perché la giurisprudenza moderna – come l’ONU – si gloria
dei diritti naturali dell’uomo. Fa di più. Rivendica un potere ancora
superiore. Distribuisce umanità.
Distribuisce l’essenza stessa dell’uomo. L’uomo, allora, è nulla. Fino a prova
contraria. Il potere deve mostrare la prova contraria – in base ai suoi criteri
– se quel nulla è “considerabile come” un uomo. Allora avrà dei diritti. Oppure
no. 

E) 
Questo è qualcosa di molto simile al potere arbitrario del Dio dei
protestanti. Volontarismo assoluto  e
illimitato: Dio distribuisce arbitrariamente – senza criterio alcuno per di più
– salvezza o dannazione. Senza  neanche
rendere “giusto” il salvato. Colui a cui è stata data – anonimamente e
inconsapevolmente – la salvezza, è “considerato”, da Dio, giusto. Ma peccatore
rimane. Così come l’uomo democratico rimane nulla. E considerato (forse) “uomo”,
dal potere.

F) Morale
allora può diventare – come per Calvino sul piano religioso – qualsiasi norma.
L’Homo faber fortunae suae diviene il
creatore di un potere che prima ancora di dispensare vita, morte o diritti,
dispensa umanità. Sopprimere il nulla (l’uomo riconosciuto come tale) può
allora anche essere un dovere morale.
Tutelare la donna, dal nulla che sopprime con l’aborto, può allora essere assistenza sanitaria.

Il punto non sta nel controbattere
alle espressioni usate dalla McNicholas. Sta nel valutare l’abisso giuridico e
religioso da cui quelle espressioni derivano. Il punto di non ritorno dell’uomo
considerato come essenza indeterminata. Come umanità non data.

Da costruire. Da essere riconosciuta
dal potere. Da essere predestinata. L’Umanesimo gnostico è il primo imputato! A
seguire la Riforma.

 

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In Gesù Cristo, il Nuovo non ha nulla a che fare con il progressismo e con l’aggiornamento

La foga riformista del modernismo teologico e pastorale fa dimenticare ai penitenti cosa Dio chiede loro: non il rinnovamento delle strutture, ma del cuore e della mente. Di seguito, qualche appunto su una dottrina oramai dimenticata e sostituita dall’ideologia del paradigma.

 

di Silvio Brachetta

 

Il modernismo, specialmente quello teologico, continua ad
equivocare il senso della «novità» evangelica, facendo coincidere il concetto di
«nuovo» come opposto a quello di «antico». E dunque l’agire e il parlare del
clero ruota ormai attorno ad una terminologia stereotipata, ripetuta in maniera
martellante.

Sembra che l’unico motivo d’esistenza della Chiesa sia
quello di realizzare tutto ciò che è pensato come un sinonimo del «nuovo»:
«cambiamento», «rinnovamento», «riforma», «aggiornamento», «cambio di paradigma»
e simili.

L’equivoco nasce da una presunzione. Il teologo moderno o
modernista presume di poter condurre un’esegesi del Testo Sacro a prescindere
dall’interpretazione che ne danno i Padri e i Dottori della Chiesa. Tra i testi
del Nuovo Testamento, si potrebbe citare quello dell’Apocalisse (21, 5): «E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio
nuove tutte le cose” […]» – «Et dixit, qui sedebat super throno: “Ecce
nova facio omnia
” […]».
Laddove l’aggettivo latino «novus»
traduce il greco «kainós», che significa, tra l’altro, «nuovo», «inaudito».

Non è sufficiente questo versetto per capire il senso del
«nuovo», ma occorre aggiungerne altri. San Tommaso d’Aquino, ad esempio, cita
San Paolo: «[…] le cose vecchie sono
passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Cor 5, 17). A sua volta, San Paolo
s’ispira a Levitico 26, 10: «[…] dovrete metter
via il raccolto vecchio per far posto al nuovo».

Cosa sono, allora, le cose vecchie da buttare e le cose
nuove da ritenere? San Tommaso, nel Commento
alla II Lettera ai Corinzi
(c. V, 193), spiega che le cose vecchie sono «i
precetti legali», «gli errori del Gentili» e «i vizi». I precetti legali,
beninteso, nel senso della rinuncia al peccato e a ogni ermeneutica legalistica
del Decalogo. Gli errori dei Gentili, in particolare, attengono alla seduzione
che danno le cose mondane (compresi gli idoli), le quali fanno dimenticare i
mali e i beni futuri (inferno e paradiso).

Quanto poi ai vizi, San Tommaso afferma che «le virtù
contrarie a questi vizi devono essere in noi rinnovate». Come è facile
comprendere, le cose nuove di cui parla San Tommaso non hanno nulla a che
vedere con la riforma delle istituzioni ecclesiastiche, con gli aggiornamenti
della dottrina o altre banalità del genere. Il rinnovamento di cui parla la
Scrittura è attinente all’«uomo nuovo» paolino, cioè l’uomo peccatore e
pentito, che abbandona la via della morte e aderisce alla via della vita.

Il rinnovamento non è il superamento di un qualche costume o
dottrina, ma è la rinascita morale dell’uomo nello Spirito. L’uomo vecchio non
è l’uomo del passato, in senso materiale e temporale, ma è l’uomo peccatore,
vizioso. L’uomo nuovo, al contrario, è il convertito, colui che è docile alla
dottrina e all’esempio del Cristo. L’uomo nuovo non è certo il disobbediente o
colui che sovverte l’insegnamento di Dio.

Che si debba abbandonare lo schema temporale progressista,
secondo cui il male è il passato e il bene è l’avvenire, lo dimostra
Sant’Agostino d’Ippona, nel De civitate
Dei
(l. XX, c. 4). Il Dottore interpreta il passo di Mt 13,52: «Lo scriba divenuto istruito nel regno dei cieli è
simile a un padrone di casa che estrae dal suo forziere cose nuove e cose vecchie».
L’evangelista Matteo – osserva Sant’Agostino – «non ha detto: “Cose vecchie e cose nuove”; e l’avrebbe detto se non avesse
preferito rispettare l’ordine dei valori anziché i tempi».

E dunque il Gesù di Matteo dice: «Cose nuove e cose vecchie», per dire non solo che anche le cose
vecchie sono necessarie, ma che l’ordine dei tempi è nulla rispetto all’ordine
dei valori, che è un ordine morale, non temporale.

In questo caso le cose vecchie e nuove sono gli elementi
della Rivelazione, che non possono essere cancellati, poiché fanno parte della
tradizione, israelitica prima e apostolica poi. Qua il fanatismo legato alla
continua tensione per il rinnovamento di strutture e istituzioni è del tutto
fuori luogo. Così anche la ricerca maniacale di nuovi paradigmi e cambiamenti
non tiene in alcun conto il dato della Rivelazione.

Il dato della Rivelazione è orientato, piuttosto, ai
Novissimi – dove il termine è una traslitterazione del latino «novissima», che traduce il greco «éschata», ovvero le «cose ultime». E le
cose ultime, anche in questo caso, non hanno nulla a che fare con gli eventi
della storia, con i cambiamenti o con le riforme. I Novissimi, al contrario,
sono realtà soprannaturali e trascendenti: morte, giudizio, inferno e paradiso.

Se c’è una riforma che ha un senso, è solo quella del cuore
e della mente, per cui il penitente abbandona la mentalità del mondo, il
peccato e la via del vizio. È vero, inoltre, che il magistero – attraverso i
concili, ad esempio – tratta dei problemi della storia, ma non è (o non
dovrebbe essere) ossessionato dalla riforma continua delle strutture, come se
il suo compito fosse solo di occuparsi del cambiamento in perpetuo.

Ben altro che la struttura storica aveva in mente Isaia (43, 18-19), quando proruppe nella seguente profezia:

«Non ricordate più le cose passate,

non considerate più le cose antiche:

Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare;

non la riconoscerete?

Sì, io aprirò una strada nel deserto,

farò scorrere dei fiumi nella steppa».

Le cose antiche sono l’Egitto, la schiavitù del peccato, la disobbedienza, la superbia. La cosa nuova è la dottrina inaudita del Cristo e la sua presenza tra noi penitenti.

 

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Anche il pollo fritto si arrende alle pressioni LGBT

Una vicenda
sta scuotendo gli animi del campo “pro-family” negli Stati Uniti. La “resa”
della catena di fast food a base di pollo fritto
Chick-fil-A alle pressioni e al bullismo degli attivisti LGBT.

Ripercorriamo la vicenda servendoci di brani tratti da alcuni articoli e proviamo, insieme a Rod Dreher, a capire cosa ci aspetta in futuro alla luce di questa ennesima vicenda che mescola la libertà di pensiero e la pressione mediatica ed economica delle lobby progressiste.

TORONTO, 6 settembre: Un sostenitore religioso a destra discute con i sostenitori pro-LGBQT a sinistra. (Richard Lautens/Toronto Star via Getty Images)

 

di  Annarosa Rossetto

 

Negli ultimi anni Chick-fil-A è
salita nella classifica dei più popolari fast-food in gran parte grazie alla
sua orgogliosa identità cristiana. Ma con una sorprendente inversione a U,
la catena di fast-food specializzati in pollo fritto, lunedì ha annunciato che
metterà fine alle donazioni di beneficenza a diversi gruppi cristiani marchiati
dagli attivisti pro-LGBT come “anti-gay”.

Per anni, gli attivisti LGBT hanno tentato di bollare Chick-fil-A come “diffusore di odio” a causa delle prese di posizione del CEO, cioè l’amministratore delegato, Dan Cathy contro il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso e delle donazioni dell’azienda a gruppi conservatori come il Family Research Council e Focus on the Family. Ma mentre alla società non sono mancati i detrattori tra i politici e nei media, tra i clienti reali le lamentele sono rimaste inascoltate.

Il costante successo della catena di fronte alle campagne di pressione della sinistra – le sue vendite sono effettivamente raddoppiate da quando sono iniziati i boicottaggi – sembrava avesse chiuso la questione, ma Bisnow riferisce che a partire dal prossimo anno, Chick-fil-A smetterà di donare all’Esercito della Salvezza, a Fellowship of Christian Athletes (FCA), e alla Casa per i Giovani “Paul Anderson” a favore di un riorientamento delle donazioni verso chi si occupa di educazione, senzatetto e lotta alla fame, attraverso le organizzazioni Junior Achievement USA e Covenant House, nonché a vari banchi alimentari locali.

Tutte e tre le suddette
organizzazioni erano state attaccate come “anti-LGBT” per aver preso sull’omosessualità
posizioni tradizionaliste basate sulla Bibbia.

La società riferisce il
cambiamento non come un espresso rifiuto dei precedenti destinatari, ma come
parte di un riorientamento verso “questioni critiche nelle comunità degli
Stati Uniti in cui operiamo”, ma le dichiarazioni dei funzionari
dell’azienda sembrano riconoscere anche una motivazione legata alle relazioni pubbliche.

“Non c’è dubbio che sappiamo
che, mentre entriamo in nuovi mercati, dobbiamo essere chiari su chi
siamo”, ha detto a Bisnow
il
 presidente e amministratore delegato della Chick-fil-A, Tim
Tassopoulos . “Sono usciti molti articoli sui giornali e in TV
su Chick-fil-A e abbiamo pensato che dovevamo essere chiari sul nostro
messaggio”.

“Abbiamo assunto impegni pluriennali con l’Esercito della salvezza e FCA e abbiamo adempiuto a tali obblighi nel 2018”, ha detto a Reuters una portavoce di Chick-fil-A . Non ha risposto alla domanda se le proteste pro-LGBT avessero influenzato la decisione dell’azienda.

La notizia è stata accolta con sconcerto
e rammarico da vari commentatori conservatori e pro-famiglia.

L’ultima mossa di Chick-fil-A è in netto contrasto con la difesa della compagnia delle cosiddette donazioni “anti-LGBT” di recente, a maggio, quando il direttore esecutivo della Fondazione Chick-fil-A Rodney Bullard e il vicepresidente delle relazioni pubbliche Carrie Kurlander hanno difeso il buon lavoro svolto da tutte e tre le organizzazioni verso i bambini.

“In fin dei conti, la chiamata per noi è quella di garantire di essere rilevanti e di impatto nella comunità, e di aiutare i bambini e aiutarli ad essere tutto ciò che possono essere”, aveva detto Bullard al tempo. “Per noi, questa è una chiamata molto più alta di qualsiasi guerra politica o culturale in corso. Si tratta in realtà di un problema autentico che è in campo, che è presente e sempre più crescente nella vita di molti bambini che non sono in grado di cavarsela da soli”.

Rod Dreher, dal canto suo, riflette con amarezza:

“questa è una giornata triste. Anche se Chick-fil-A ha un business estremamente redditizio, è comunque capitolata al bullismo progressista.

Consentitemi di spiegare bene: Chick-fil-A è riuscita a diventare la terza catena di fast-food negli Stati Uniti, nonostante abbia attirato su di sé così tanto odio progressista per onorare ciò che una volta la sua leadership affermava fosse la fedeltà a ‘una vocazione molto più alta.’ Ma ora, nel 2019, mentre si trova al punto più alto del successo aziendale, Chick-fil-A scopre improvvisamente che non può più permettersi di seguire quella ‘chiamata superiore’.

Per molti di noi, la calma e sorridente resistenza di Chick-fil-A è
stata un modello di come aggrapparsi ai propri valori cristiani, nonostante il
disprezzo dei progressisti, e avere ancora successo. Il lavoro di qualità
e un buon prodotto vinceranno sempre, anche contro i pregiudizi della sinistra. Era
possibile guardare Chick-fil-A e trarre questa conclusione … fino ad oggi.

Quasi ogni giorno sento miei lettori – nel mondo accademico, nel mondo aziendale, anche nelle chiese – parlare della crescente minaccia nei loro luoghi di lavoro da parte del ‘politicamente corretto’. Sempre più persone stanno arrivando a capire che la Legge della Meritata Impossibilità (“È una completa assurdità credere che i cristiani subiranno qualche conseguenza negativa dall’espansione dei diritti degli omosessuali, e comunque, si meritano quello che gli succederà”) descrive davvero una dinamica reale nella vita americana quando si tratta di questioni LGBT. Per molti cristiani conservatori, il rifiuto di Chick-fil-A di sottomettersi ai ricatti commerciali era fonte d’ispirazione. Era una piccola cosa, forse, ma almeno c’era qualche grande azienda che non si lasciava far dare ordini da questi bulli.

Se i dirigenti di Chick-fil-A pensano che questo scrollerà il
pregiudizio dei progressisti nei loro confronti, beh, scopriranno che le cose
andranno diversamente – e meriteranno quello che otterranno. Chick-fil-A
dovrà iniziare a pagare pegno de facto verso le
organizzazioni LGBT per acquistarne la benevolenza. Lo faranno anche
perché hanno già dimostrato che obbediscono agli ordini.

Simbolicamente, questo è un grosso problema per coloro che tengono fede
a ciò che il cristianesimo, l’ebraismo e l’islam insegnano tradizionalmente
sull’omosessualità e sui fenomeni correlati. Invia il segnale che la
resistenza è futile. Se anche Chick-fil-A – la società che prende così
seriamente i suoi valori cristiani da tener chiuso la domenica, e nonostante
quella perdita di entrate, era comunque in grado di diventare il terzo più
grande franchising di fast food in America – se anche Chick-fil- A capitola alle
richieste illiberali degli attivisti LGBT, quindi che possibilità hai nella
vita professionale, tu e la tua religione, disprezzati dalle élite del potere?

Oggi gli attivisti del boicottaggio e gli LGBT hanno tutti i motivi per gongolare.  Con la resa di Chick-fil-A, hanno dimostrato il loro potere – e la loro natura autoritaria. Se pensi che sia possibile scendere a compromessi con questi progressisti, stai mentendo a te stesso. Non saranno contenti fino a quando tu e tutti quelli come te non saranno spinti ai margini della vita pubblica – e anche allora, per alcuni di loro ciò non sarà sufficiente. Deve esservi chiaro che la posta in gioco qui non è denaro; è rispettabilità borgheseQuesta sarà negata ai Cristiani che rimangono fedeli agli insegnamenti biblici sul sesso e la sessualità. Faresti meglio a impararlo subito, Cristiano. Non potrai nasconderti. Potresti anche riuscire a guadagnarti da vivere nel tuo campo – Chick-fil-A sicuramente ci riusciva – ma sarai sempre un emarginato.”

 

Rod Dreher a questo punto ricorda alcuni brani del suo libro Opzione Benedetto nei quali ricorda ai Cristiani che difendere la loro identità costerà sempre più caro:

I Cristiani
dovrebbero essere pronti a sostenersi reciprocamente economicamente, offrendo
posti di lavoro, patrocinando imprese, reti professionali e così via. […]
Se Policarpo (un martire romano, n.d.t.)
è stato disposto a perdere la vita anziché negare la sua fede, come possiamo
oggi noi cristiani non essere disposti a perdere il lavoro se messi alla
prova? 

Potremo scegliere coraggiosamente e nel modo giusto nel
momento della prova solo se ci saremo preparati in ogni modo
possibile. …



 

Rod Dreher, in un successivo articolo illustra la pervasività della narrazione LGBT che ha invaso praticamente ogni ambito commerciale e di marketing. Fa esempi di numero pubblicità che abbracciano l’ideologia LGBT e la promuovono attivamente come, ad esempio, l’ultimo video pubblicitario della Sprite per poi concludere così:

Comunque, vergognatevi, Chick-fil-A. Non avevate motivo di arrendervi. Avevate resistito con successo ad un mobbing pesante per anni e, nonostante ciò, avevate costruito un’attività in forte espansione!  Ma alla fine vi siete arresi. 

 

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Il totalitarismo vuole controllare la vita umana nella sua totalità, e così si oppone a tutte le libertà umane.

Attraverso la sua vita e i suoi scritti, il dissidente ceco Václav Benda ha dimostrato che l’attività politica, nel senso più alto del termine, richiede di aderire con fermezza ai principi morali e di fare in modo che i propri sforzi siano efficaci. Soprattutto bisogna agire con e per la propria comunità: cercare umilmente la comprensione reciproca tra i membri della comunità e, per quanto possibile, lottare insieme per il bene comune.

Un articolo di Elizabeth Goyette, pubblicato su The Public Discourse, tradotto da Riccardo Zenobi.

Václav Benda

Il libro The Long Night of the Watchman: Essays by Václav Benda, 1977-1989, edito da Flagg Taylor ci offre le riflessioni di un uomo che possiede una rara combinazione di incrollabile integrità morale e acuta astuzia politica. Suddito della Cecoslovacchia comunista, Václav Benda è un cofirmatario della Carta 77, la quale richiede che le pubbliche autorità seguano le leggi del regime e rispettino i diritti umani. Benda è stato portavoce della Carta in diversi tempi ed ha aiutato a fondare il Comitato per la Difesa degli Ingiustamente Perseguitati, che è integrato nella Carta. Come membro guida della Carta e prominente dissidente, Benda è stato uno strumento per concludere il comunismo in Cecoslovacchia nel 1989.

In questo volume, che segue fedelmente l’edizione Ceca edita dal figlio di Vaclav, Patrik Benda, Flagg Taylor e il traduttore Barbara Day hanno provvisto gli anglofoni un inestimabile accesso agli scritti del dissidente Benda. L’eccellente introduzione di Taylor narra la vita di Benda come dissidente, utilizzando interviste personali con sua moglie, Kamila Bendova, e suo figlio, Patrik. Taylor ha anche sapientemente analizzato alcune delle maggiori tematiche alle quali gli scritti di Benda sono devoti.

Gli scritti di Benda provvedono uno sguardo nel male del totalitarismo e l’esperienza di chi ci ha vissuto ed ha lottato contro la sua oppressione. Inoltre, pensando a come sconfiggere il totalitarismo, Benda provvede un modello generale per la vita politica: responsabilità condivisa per il bene comune.

Attraverso la sua vita e i suoi scritti, Benda ha mostrato che l’attivismo politico, nel senso alto, richiede di aderire fortemente ai principi morali, e prendersi cura che i propri sforzi siano efficaci nella vita reale. Soprattutto, occorre agire con e per la propria comunità: cercando umilmente mutua comprensione tra i membri della comunità e, per quanto è possibile, lottare per il bene comune insieme.

Conoscere il nemico

Benda sostiene che il totalitarismo consiste essenzialmente nel sopprimere la libertà. Diversamente da altri regimi ingiusti ed oppressivi, vuole controllare la vita umana nella sua totalità, e così si oppone a tutte le libertà umane e alla privacy. Altre tirannie attraverso la storia violarono norme che i tiranni in sé stessi sostenevano; ma il totalitarismo non concede nemmeno che possa esistere un’autorità al di sopra di sé, o una qualche sfera della vita umana che non possa essere giustamente controllata. Tale regime è incapace di qualunque riforma; non può esserci speranza per compromessi.

Benda ha inoltre notato che tali regimi reprimono non solo la libertà, ma anche la comunità e la responsabilità. Il totalitarismo raggiunge il suo illimitato controllo sulle vite degli individui “atomizzando” ogni comunità nello stato. Come ha osservato: “La cortina di ferro non esisteva solo tra Est ed Ovest: separava anche le singole nazioni dell’Est, …singole industrie, singole famiglie, e addirittura gli individui in tali entità, dagli altri”. Il totalitarismo ha guadagnato potere su tutti gli affari umani aspirando la vita da ogni associazione umana.

Benda credeva che fosse naïve e pericoloso sottovalutare l’immensa capacità di distruzione di un regime totalitario. Il suo possesso di tutto il potere dello stato gli dava dominio totale sulle vite – sia nel corpo che nell’anima – di tutti i suoi soggetti.

Ma Benda percepiva anche la debolezza dei regimi totalitari, specialmente la loro incapacità sia di soddisfare o di distruggere le naturali brame umane. Ha scritto:

Questa lotta potrà forse essere vinta, se l’umanità non soccombe (che è possibile) o se i principali istinti umani non sono distrutti nei loro fondamenti (che è molto improbabile); presto tutto ciò che rimarrà del potere totalitario sarà un truce e vergognoso episodio della storia.

Il totalitarismo necessariamente distrugge la vita. Ma la vita non può essere mai totalmente distrutta. Attraverso la vita, e i suoi desideri di libertà, cultura, amicizia, e amore, pone un naturale pericolo esistenziale al comunismo. Il governo totalitario della Cecoslovacchia lasciava i suoi ufficiali vuoti e scoraggiati. Nonostante “quasi illimitati nel danno che potevano fare”, essi “non avevano nel loro potere capacità di riuscire in nulla in qualsiasi modo”. Non avevano forza di “fare alcun beneficio”. Tale debolezza provvede terreno per la speranza; nonostante finché il regime esisteva, Benda metteva in guardia, la sua distruzione non è garantita. Era necessario combattere, e combattere strategicamente.

La Polis parallela

Benda riteneva che il migliore modo di combattere un regime totalitario fosse di fornire lo spazio per autentiche vite e libertà che il regime voleva eliminare. Ha proposto la creazione di una “polis parallela”, il suo più celebrato contributo al movimento dissidente.

Benda propose la sua strategia quando la Carta iniziò a perdere potere attrattivo tra la popolazione. Attribuiva tale perdita di trazione al fatto che le sue istanze morali astratte mancavano di un aiuto concreto. L’anima umana non può mantenere entusiasmo per una causa morale senza azione; i principi devono essere vissuti, non semplicemente creduti. Al tempo stesso, riconosceva che non si poteva provare a distruggere il regime, né riformarlo con il compromesso. La prima strategia sarebbe stata suicida, e “non poteva sperare nel sostegno pubblico”. L’altra opzione allo stesso modo non potrebbe guadagnare supporto pubblico: “data l’etica del presente regime, non possiamo aspettarci che le motivazioni morali di simile comportamento venga generalmente apprezzato, o sia in qualche modo moralmente suadente”.

Benda sosteneva che l’azione politica deve avere il supporto del pubblico; altrimenti, sarebbe non effettivo e senza scopo. Occorre non solo lottare per la giusta cosa: bisogna farla efficacemente, e in politiche che richiedono il convincimento delle persone. Per convincere le persone occorre incontrarle dove sono. Molti erano meno inclini dei Cartisti di prendersi il rischio di opporsi al governo, ma occorre almeno accattivarsi la loro simpatia e altro supporto limitato. A quel fine, Benda proponeva che i Cartisti lavorassero con altri per creare e sostenere una struttura sociale parallela, nell’area dell’educazione, cultura ed economia, che potesse “supplire le generalmente benefiche e necessarie funzioni che mancano nelle strutture del regime” e “dove possibile” usare le ultime per “umanizzarle”.

Benda trovava ispirazione dalle già esistenti strutture e attività parallele, come la “Seconda cultura”, una scena artistica e culturale sotterranea, e “Samizdat”, la pratica nell’Europa comunista di diffusione di letteratura dissidente tramite canali segreti. Proponeva di supportare tali istituzioni e creare o aiutare a crearne di nuove, come seminari educativi ed un sistema informativo. Richiamandosi alle represse inclinazioni naturali delle persone per cultura, arte, educazione, e comunità, i Cartisti vorrebbero così invitare altri ad unirsi in una via meno diretta nel resistere le costrizioni di vita del regime. Avrebbero anche dato speranza alle persone e attenuato la loro perdita di comunità e libertà.

Politica come responsabilità condivisa

Mentre il concetto di “polis parallela” risolve i problemi particolari di combattere un governo totalitario, riflette anche uno sguardo nella vita politica in generale. Benda credeva che il cuore della comunità consista nel condividere uno spirito comune, uno che possa unire le persone insieme nonostante discordie su politica, metodi, o addirittura principi. Che una comunità sia particolare o la generale comunità umana, “la sola comunità che può sopravvivere è una con uno spirito comunitario sentito come qualcosa di unificante e condiviso”.

La comunità per Benda consiste più nelle responsabilità condivise tra i membri e verso la verità che in visioni condivise. Perciò, la polis parallela puntava a costituire relazioni umane radicate nella libertà e nella verità in opposizione alla cultura pubblica di menzogne e manipolazioni. Benda usava tale concetto anche per criticare le società liberali occidentali, le quali, riteneva, spesso minano il senso di comune responsabilità dei loro cittadini enfatizzando oltremodo la libertà individuale. Ciononostante, Benda rigettava senza ambiguità ogni tentativo di uguagliare la depravazione del liberalismo occidentale con il male assoluto del comunismo orientale.

La filosofia – specialmente aristotelica – e la religione hanno potentemente formato il pensiero di Benda (era un devoto cattolico), ma lo fece anche la sua esperienza come membro della Carta. La Carta 77 era un’associazione diversa, i suoi membri andavano da ex-comunisti perseguitati e socialisti opponenti al regime, ad artisti e intellettuali, come il famoso Václav Havel, e persone seriamente religiose, inclusi cattolici e protestanti. Per sostenere tale coalizione era richiesta disciplina e cooperazione aperta di mente. Ciò insegnò a Benda non solo l’utilità ma il valore morale del compromesso e lavorare con altre visioni che erano, in molti modi, diametralmente opposte alle sue. Nonostante le differenze, condividevano profonde ragioni morali, come il sostegno dei basilari diritti e doveri umani. Benda con affetto parlava della Carta come “scuola per politici”. L’approccio di Benda di parlare con coloro con i quali discordava manifestava le sue preoccupazioni per lo spirito di comunità. Benda non avrebbe lasciato la verità o concordato con il falso o con idee ingiuste per paura di offendere altri. Ma, nonostante la fermezza delle sue convinzioni, agiva con umiltà, rispetto e apertura verso coloro con cui discordava.

Un grande esempio era la posizione di Benda verso il socialismo. Si opponeva assolutamente al socialismo; considerava “perfino il socialismo con un volto umano” solo “un mostro orribile”. Non vedeva “nemmeno un granello di bontà nelle idee socialiste” e credeva che “più rassomigliavano a qualche altra ragionevole e giustificata idea o sentimento umano in qualche aspetto, più erano inaccettabili e distruttive”. Nonostante tali convinzioni, Benda chiedeva apertura e tolleranza per i socialisti; in effetti, molti dei suoi amici intimi e alleati erano socialisti. Scriveva:

Mi comporterò in maniera considerata e tollerante per quanto possibile con tutti i socialisti, … sempre preparato per incontrarli più che a mezza via, e soprassedere su una dozzine dei loro insostenibili abiti e risentimenti per il singolo momento umano in cui forse sarà possibile trarli dal loro fatale incantamento.

Benda non vedeva alternative al dialogare con i propri opponenti ideologici, sia per il loro bene che per il bene della società:

Non dobbiamo cancellare i milioni e centinaia di milioni di fratelli umani che in un modo o nell’altro sono caduti in questo errore – la lotta per le loro anime sarà meno visibile, ma chiaramente una parte cruciale dei nostri sforzi congiunti. Se non lo intraprendiamo, non ci rimarrebbe altro che imporre le pratiche di disciplina e ordine del nemico.

Col passare del tempo, Benda divenne più confidente che la speranza per terminare il totalitarismo risiede nel far rivivere lo spirito comunitario. Lei ed altri hanno testimoniato il successo di molte struttura parallele, alcune delle quali hanno attirato supporto internazionale. La Carta, per esempio, ha ottenuto pubblicità per la sua causa in tutto il mondo. Benda si è anche rincuorato per il ravvivarsi degli atti pubblici di devozioni cristiane (specialmente cattoliche), come ad esempio due pellegrinaggi di massa, per i quali molti hanno viaggiato lontano con grosso rischio.

Le riflessioni di Benda richiedono la seria attenzione di tutti gli studenti di vita politica. I suoi pensieri sul totalitarismo rivelano profonde verità sulla comunità umana e lo spirito umano. Inoltre, la vita e gli scritti di Benda provvedono un modello per l’attività politica che è prudente, pieni di principi e realistica, e che afferma che tutti noi condividiamo responsabilità per la nostra vita comune.

 

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Lascia il responsabile dell’Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano dopo un raid della gendarmeria vaticana

Rene Bruelhart (foto AP Photo/Alessandra Tarantino)
Rene Bruelhart (foto AP Photo/Alessandra Tarantino)

 

di Sabino Paciolla

 

Come riporta Nicole Winfield nel suo articolo pubblicato sulla Associated Press (AP), Papa Francesco ha sostituito lunedì scorso il capo dell’agenzia di vigilanza finanziaria del Vaticano dopo un controverso raid della polizia vaticana negli uffici dell’agenzia. Questo raid ha messo  a repentaglio la reputazione finanziaria internazionale della Santa Sede.

Papa Francesco ha ringraziato Rene Bruelhart per il suo lavoro come presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) ma al contempo ha deciso di non rinnovare il suo mandato, ha comunicato lunedì il Vaticano. Il nome del sostituto sarà rilasciato la prossima settimana.

Come riporta l’autorevole agenzia di stampa americana: “In un’intervista con l’Associated Press, Bruelhart ha detto di ritenere che il suo lavoro era quello di servire la Santa Sede, ma che lo avrebbe fatto ‘fintanto che gli obblighi internazionali della Santa Sede fossero stati rispettati’”.

In un precedente articolo abbiamo parlato di un raid effettuato dalla gendarmeria vaticana negli uffici della Segreteria di Stato e che aveva portato alle dimissioni del comandante della polizia vaticana Domenico Giani. Durante quel raid avvenuto il 1° ottobre scorso fu perquisita anche la sede dell’autorità, nota con l’acronimo italiano AIF. Durante le due perquisizioni furono sequestrati documenti, computer e telefoni cellulari. Il blitz è nato da una indagine interna su un investimento multimilionario del Vaticano in un’impresa immobiliare londinese.

Come scrive la giornalista Winfield, “I raid sono stati senza precedenti e hanno suscitato allarme a livello internazionale, dato che l’AIF lavora con le unità di intelligence finanziaria in tutto il mondo nella lotta contro il riciclaggio di denaro, l’evasione fiscale e altri crimini finanziari. I paesi sarebbero probabilmente meno disposti a condividere informazioni riservate con l’AIF in futuro se tali informazioni possano facilmente finire nelle mani della polizia vaticana, temono i funzionari.

Gli statuti dell’AIF, approvati da Francesco nel 2013, garantiscono che i dati e le informazioni in possesso dell’AIF siano “protetti al fine di garantirne la sicurezza, l’integrità e la riservatezza” e coperti dal segreto d’ufficio.

Bruelhart ha detto che come membro dell’Egmont Group of financial intelligence units, ‘deve garantire la piena riservatezza di queste informazioni e di conseguenza devi anche proteggere queste informazioni. Con questo sequestro nei locali dell’AIF, questi obblighi non sono stati assolutamente rispettati’.

‘Si è trattato di una violazione’, ha detto”.

Nel suo articolo, la giornalista dell’AP riporta di aver visionato il mandato di perquisizione e di aver notato che i giudici hanno frainteso il ruolo dell’agenzia AIF, poiché l’hanno accusata di azioni “non chiare” nell’operazione immobiliare, criticando per questo il suo direttore, Tommaso Di Ruzza, per essersi messo in contatto con uno studio legale londinese che ha organizzato l’acquisizione.

In realtà, come si legge nell’articolo, “l’AIF stava lavorando con l’unità di intelligence finanziaria britannica per cercare di catturare gli uomini d’affari che stavano derubando la Santa Sede nell’affare immobiliare”.

L’affare in questione ha riguardato l’acquisto nel 2012 da parte della Segreteria di Stato di un lussuoso immobile nel quartiere londinese di Tony Chelsea. L’investimento ha visto un impegno di fondi per un totale di 150 milioni di euro. Il mutuo però si è rivelato oneroso, l’immobile ha perso valore nel corso della Brexit e gli intermediari che hanno gestito l’affare hanno guadagnato milioni di euro in tasse dal Vaticano.

Come scrive Winfield: “La Segreteria di Stato nel 2018 decise di acquistare l’edificio, ma aveva bisogno di un prestito di 150 milioni di euro dalla banca vaticana, nota come Istituto per le Opere Religiose, o IOR, per rilevare (le quote) degli altri investitori in modo che potesse estinguere il mutuo.

Il presidente dello IOR, che è vicino a Francesco, e l’ufficio del revisore generale hanno lanciato un allarme presso i pubblici ministeri vaticani, sostenendo che l’acquisizione sembrava sospetta, scatenando le incursioni del 1° ottobre.

In una nota interna vista dall’AP, i gestori del rischio dello IOR hanno detto che uno dei motivi per cui l’accordo sembrava dubbio era perché credevano che il Segretariato di Stato non dovesse gestire gli immobili. La Segreteria di Stato ha gestito i propri beni per decenni.”

Come si ricorderà, all’inizio del 2013 i bancomat del Vaticano si bloccarono a causa di una segnalazione della procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta su presunte attività di riciclaggio legate ad operazioni avviate dallo Ior, la banca della Santa Sede. Lo Stato della Città del Vaticano, infatti, all’epoca non era dotato di una legislazione bancaria e finanziaria e di un sistema di vigilanza prudenziale che fossero più completi rispetto alla semplice materia di anti-riciclaggio.

Per questo motivo, nel 2012, all’epoca di papa Benedetto XVI, Bruelhart fu assunto in Vaticano proprio per contribuire a trasformare la sua reputazione di paradiso fiscale offshore. Sotto la sua guida, il Vaticano si è guadagnata l’ambita adesione al Gruppo Egmont, ha stipulato accordi con circa 60 paesi per lo scambio di informazioni finanziarie e ha spianato la strada dell’accesso dello IOR all’area unica dei pagamenti in euro, per facilitare i bonifici.

“Penso che siamo riusciti a restituire la credibilità della Santa Sede”, ha detto Bruelhart alla AP.

Ora la Santa Sede è senza una figura di riferimento per l’Agenzia di Informazione Finanziaria. Infatti, se a Bruelhart non è stato rinnovato il mandato, il direttore dell’AIF, Di Ruzza, risulta tuttora sospeso. E tutto ciò in un frangente delicato in quanto si avvicina una visita ispettiva in loco, che era già programmata in precedenza, dei valutatori Moneval del Consiglio d’Europa, e che si svolgerà all’inizio del prossimo anno.

 

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