AGGIORNATO: L’Alta corte indirizza l’appello del card. Pell alla corte nella pienezza dei componenti.

La vicenda del Card. George Pell condannato per abusi sessuali su due minori e di cui vi abbiamo più volte parlato su questo blog vede oggi nuovi sviluppi. Leggiamoli insieme nella traduzione dell’articolo del CNR di oggi.
La traduzione è a cura di Annarosa Rossetto.

 

Card. George Pell

Card. George Pell

 

AGGIORNAMENTO del 14.11.2019 delle ore 17.30

L’Alta Corte australiana ha annunciato mercoledì che la richiesta del cardinale George Pell di un permesso speciale in appello è stata rinviata alla corte nella sua pienezza dei componenti per la decisione. Pell sta cercando di appellarsi a una decisione della Corte d’Appello di agosto nel Victoria.

La sua domanda sarà ora esaminata da tutti i membri della più alta corte australiana, e una decisione è prevista per marzo o aprile.

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L’Alta Corte australiana ha annunciato martedì che il Card. George Pell è stato autorizzato a presentare ricorso contro la decisione della
Corte d’Appello di Victoria che in agosto ha confermato la condanna per abusi sessuali su minori.

L’appello di Pell all’Alta Corte di Canberra, la corte suprema dell’Australia, è l’ultima via legale percorribile per ribaltare una condanna che ha diviso l’opinione pubblica nel paese e a livello internazionale.

Il cardinale è stato condannato l’11 dicembre 2018, in base a cinque accuse di aver abusato sessualmente di due ragazzi del coro dopo la messa domenicale quando era arcivescovo di Melbourne nel 1996 e nel 1997.

È stato condannato a sei anni di prigione, e deve scontare almeno tre anni e otto mesi prima di poter richiedere la condizionale.

Il cardinale, 78 anni, che rimane arcivescovo e membro del Collegio cardinalizio, è stato rimandato in prigione immediatamente dopo l’aggiornamento della corte. È tenuto in isolamento e non gli è permesso di celebrare la Messa in prigione.

Pell è stato condannato per aver esposto i genitali e aver costretto due ragazzi del coro a commettere atti sessuali su di lui benché fosse completamente vestito con i paramenti della messa domenicale, quasi immediatamente dopo la celebrazione nella sagrestia della Cattedrale di San Patrizio nel 1996. Pell all’epoca era arcivescovo di Melbourne. È stato anche condannato per aver palpeggiato uno dei ragazzi in un corridoio nel 1997.

L’accusa si basava sulla testimonianza di una delle presunte vittime: quella che riferiva di aver subito due casi di abuso da parte di Pell. L’altra vittima è morta nel 2014 e non è stata in grado di testimoniare, ma nel 2001 aveva negato alla madre di aver subito abusi mentre era membro del coro.

Pell ha continuato a sostenere la sua innocenza, con il suo collegio difensivo che riteneva centrale l’argomentazione secondo cui i presunti crimini sarebbero stati “semplicemente impossibili” i quelle date circostanze.

I difensori del cardinale hanno sostenuto che le accuse di abuso in sagrestia non erano possibili dato il grande andirivieni dopo la messa e il vero e proprio ostacolo costituito dai paramenti della messa.

Pell aveva presentato ricorso alla Corte d’appello di Victoria. Tre giudici hanno esaminato il suo caso e respinto il ricorso in appello. I giudici si sono divisi sul principale motivo d’impugnazione di Pell, secondo cui la decisione della giuria era stata“irragionevole”.

In particolare la questione era se la giuria che aveva condannato Pell avesse correttamente soppesato tutte le prove presentate in sua difesa, o avesse raggiunto la determinazione della colpa nonostante la dimostrazione di un chiaro “ragionevole dubbio” sull’aver commesso i crimini di cui era accusato .

Il giudice supremo Anne Ferguson e il presidente della Corte Chris Maxwell hanno costituito la maggioranza che ha rifiutato l’appello di Pell che sosteneva che il verdetto della giuria fosse irragionevole rispetto agli elementi di prova presentati, trovando che era possibile per la giuria trovare oltre “ogni ragionevole dubbio la verità del racconto del denunciante “.

In forte dissenso dalla constatazione della maggioranza, il giudice Mark Weinberg ha osservato che la totalità delle prove contro Pell consisteva nella testimonianza di un singolo accusatore, mentre erano stati prodotti più di 20 testimoni per testimoniare contro la sua ricostruzione dei fatti.

“Anche solo la  ‘ragionevole possibilitàche ciò che i testimoni avevano dichiarato su queste questioni potesse essere stato vero avrebbe dovuto inevitabilmente portare ad un’assoluzione”, ha scritto Weinberg, concludendo che Pell, in effetti, era stato impropriamente chiesto di dimostrare “l’impossibilità” della sua colpevolezza e non solamente un ragionevole dubbio in merito.

A tutti e tre i giudici è stata concessa un’ulteriore possibilità di presentare ricorso per irragionevolezza della condanna della giuria.

I commentatori dei media e i membri della comunità giuridica australiana hanno espresso preoccupazione circa le motivazioni dell’opinione dei due giudici di maggioranza e le implicazioni più ampie che le loro argomentazioni potrebbero avere per gli standard di prova nei processi penali.

Il direttore dell’ufficio stampa della Santa Sede Matteo Bruni ha risposto alla decisione della Corte d’appello affermando che La Santa Sede prende atto della decisione dell’Alta Corte australiana di accogliere la richiesta di appello presentata dal Card. George Pell” e ha confermato “la propria fiducia nella giustizia australiana.” In attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario, ricorda che il cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza. E che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte”, aveva detto Bruni all’epoca.

 

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Card. Sarah: la “mentalità contraccettiva” ha fatto sì che l’ideologia LGBT prendesse in ostaggio i bambini

“Il cardinale guineano Robert Sarah ha fortemente criticato l’ideologia LGBT che, secondo lui, sta travolgendo i governi e i centri educativi. Sarah riconduce la radice dell’ideologia [LGBT] alla diffusa accettazione della contraccezione nei circa sette decenni fa.”

C’è ne danno conto Martin M. Barillas e Pete Baklinski in questo articolo pubblicato su Lifesitnews, che vi propongo nella mia traduzione. 

 

Card. Robert Sarah (Twitter)

Card. Robert Sarah (Twitter)

 

Il cardinale guineano Robert Sarah ha fortemente criticato l’ideologia LGBT che, secondo lui, sta travolgendo i governi e i centri educativi. Sarah riconduce la radice dell’ideologia [LGBT] alla diffusa accettazione della contraccezione nei circa sette decenni fa. 

“La destrutturazione dell’identità sessuale, che è spesso chiamata ‘teoria del genere’, contro la quale Papa Francesco ha parole dure e un atteggiamento di assoluta intolleranza, può essere intesa come la conseguenza antropologica di una mutazione pratica”, ha detto il Cardinale Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina, in una conferenza del 7 novembre all’Università San Pablo di Madrid, prima del 21° Congresso dei cattolici e della vita pubblica spagnola. Il suo intervento era intitolato “L’importanza dell’educazione nella missione della Chiesa oggi”.

La teoria del gender sostiene che gli organi sessuali maschili o femminili non determinano l'”identità sessuale” di un individuo, ma (definiscono l’identità , ndr) il senso interiore di essere un uomo, una donna o qualsiasi altra cosa con cui una persona voglia identificarsi (decine di “opzioni di genere” sono state inventate per aiutare le persone a identificarsi come meglio si sentano). La teoria sostiene, per esempio, che una persona nata con un organo riproduttivo maschile può scegliere di identificarsi come “femmina” e che è discriminatorio non sostenere la scelta dell’individuo, compresa la scelta del maschio di usare pronomi femminili. La teoria sostiene anche che la “identità di genere” di una persona è fluida e può cambiare nel tempo. 

“Il primo anello del processo ha coinvolto le donne”, ha continuato il cardinale Sarah: “Infatti, la mentalità contraccettiva che si è fortemente diffusa dopo il 1950 ha reso possibile una profonda disconnessione tra la donna e il suo corpo, una disconnessione che ha cambiato radicalmente il modo di intendere la sessualità umana, il matrimonio, la filiazione e naturalmente l’educazione”.

La Chiesa cattolica ha ribadito la sua condanna della contraccezione nell’Enciclica Humanae vitae del 1968. Papa Paolo VI avvertiva profeticamente che l’accettazione diffusa della contraccezione avrebbe portato, tra l’altro, ad un “abbassamento generale degli standard morali”. 

Il cardinale ha attribuito alla frase della scrittrice francese Simone de Beauvoir “Non sei nata donna, sei diventata donna” la sintesi dell’essenza della teoria del genere. 

“Aggiungiamo che per de Beauvoir, la famiglia, il matrimonio e la maternità sono fonte di ‘oppressione’ e dipendenza femminile. La pillola avrebbe ‘liberato’ le donne dando loro il ‘controllo del loro corpo’ e la possibilità di ‘disporlo liberamente’. Sotto il motto femminista ‘il mio corpo appartiene a me’ si nasconde in realtà una profonda alienazione del soggetto incarnato. Infatti, dietro questa affermazione di ‘libertà’ c’è una strumentalizzazione del corpo stesso come materiale a disposizione dei desideri più indeterminati”, ha detto. 

Il Cardinale ha poi mostrato il legame tra la contraccezione e l’allontanamento di una persona dal suo corpo maschile o femminile.

“La mentalità contraccettiva ha generato un dualismo tra la libertà individuale vista come illimitata e onnipotente, da un lato, e il corpo come strumento di godimento, dall’altro. In questa prospettiva, il corpo sessuato non può più essere vissuto come segno e strumento del dono di sé, il cui scopo è la comunione degli sposi. Il legame intrinseco tra i due significati dell’atto coniugale, la dimensione procreativa e la dimensione unitiva, è spezzato. Questo legame diventa facoltativo e, logicamente, la sessualità finisce per essere considerata solo nella sua dimensione relazionale e di piacere. Gli effetti destabilizzanti di una tale mentalità non si sono fatti attendere”, ha aggiunto.

Il Cardinale ha osservato che uno dei maggiori effetti destabilizzanti della mentalità contraccettiva è la “legittimazione sociale dell’omosessualità”.

“Infatti, se la sessualità non è più percepita alla luce del dono della vita, come può l’omosessualità essere considerata una perversione, un disordine oggettivo e grave”, ha detto. 

Il cardinale Sarah ha detto che accompagnare logicamente questi cambiamenti riguardanti la sessualità è una “ridefinizione dell’identità sessuale, considerandola come puramente costruita”.

“Se viene negato il legame intrinseco tra i due significati dell’atto coniugale, la differenza tra i sessi perde il primo fondamento della loro intelligibilità”. Da allora in poi, ha detto, il “corpo sessuato” può essere considerato sempre più come un “materiale che la coscienza individuale può modellare a proprio piacimento”.

Il Cardinale ha poi spiegato il meccanismo al lavoro che vede “minoranze sessuali” che chiedono pubblicamente l’uguaglianza e la libertà di vivere secondo la loro identità percepita. 

“In nome della lotta contro la ‘discriminazione’ di cui sarebbero vittime le ‘minoranze sessuali’, gli agenti della sovversione antropologica prendono in ostaggio le autorità pubbliche e il legislatore nelle loro rivendicazioni. In nome dell’’ugualianza’ e della ‘libertà‘, chiedono che tutti i discorsi sociali, specialmente nelle scuole e nei media, siano ‘rispettosi’ dell’indeterminatezza sessuale degli individui e della libera scelta della loro identità’, ha detto. 

“Poi, ognuno può affermare che è per auto-designazione e proclamare: ‘Io faccio la mia scelta. Ne vado fiero e affermo me stesso in quella scelta. Non ammetto che un altro o la società mi dicano quello che sono. Non ricevo il mio essere e la mia esistenza da nessun altro che non me stesso. Decido da solo chi io debba essere. La società deve accettare la mia scelta e adattarsi ai miei cambiamenti di orientamento’”.

Per il movimento LGBT, ha sottolineato il Cardinale, la battaglia non è più quella di “rivendicare la tolleranza”, ma di “imporre una nuova concezione dell’essere umano” e creare un “nuovo” essere umano. 

“Sotto la maschera della libertà, questa decostruzione al servizio di un costruttivismo radicale può essere paragonata ai tentativi totalitari di produrre un “uomo nuovo’”, ha detto. 

“Le sue vittime innocenti sono soprattutto i bambini, i cui genitori, permeabili agli slogan libertari e stregati dalle sirene contemporanee, non sostengono l’[autentica] crescita umana e la formazione della loro [genuina] affettività sessuale. Tutto ciò presuppone una concezione errata della libertà, intesa come il fatto di non essere impediti nel perseguire i propri desideri immediati. Quanto siamo lontani dalla vera libertà, che è la realizzazione della persona quando usa il suo libero arbitrio per cercare la verità e scegliere il suo vero bene”, ha continuato. 

“La rivoluzione antropologica sconvolge violentemente l’educazione intellettuale e morale, perché crea disposizioni mentali e sociali che separano le persone da se stesse”, ha aggiunto. 

Il Cardinale ha detto che i cattolici dovrebbero essere consapevoli della gravità della crisi, “data l’atmosfera atea o l’indifferenza alle questioni religiose o morali che permeano le strutture educative e scolastiche”. Ciò che va inteso è che l’obiettivo dell’educazione è che gli studenti” acquisiscano le virtù che permettono loro di dispiegare e strutturare la loro umanità e personalità secondo la verità che è loro intrinseca”.

Ha chiesto che la Chiesa diventi più attiva nella difesa della verità sull’uomo in settori della società civile in cui questa verità è stata abbandonata, specialmente nell’educazione. 

“Come è stato più volte nella storia, la Chiesa ha il dovere di assumere un ruolo sostitutivo teso a compensare il crollo di interi settori della società civile e delle autorità pubbliche”, ha detto. 

“La Chiesa assume questa funzione di sostituzione attraverso tutti i suoi figli che sono presenti in questo magnifico compito educativo”, ha aggiunto. 

 

L’ambiente ‘sporco e malsano’ distrugge i bambini

 

Dopo la sua presentazione, il Cardinale Sarah ha risposto alle domande dei partecipanti che sono preoccupati per le influenze secolari sui loro figli. 

Paragonando le scuole ad acquari dove i pesci vengono regolarmente alimentati con cibo fresco, ha detto: “Ma l’acqua nell’acquario è sporca e malsana”. Nonostante il buon cibo, ha detto, i pesci vengono lentamente avvelenati e alla fine periscono. Nell’ambiente di apprendimento, “anche se ci sono studenti ben disposti e insegnanti appassionati, ci sono sostanze nell’ambiente che sono tossiche per la salute mentale degli studenti”, ha detto il cardinale.

Quando gli è stato chiesto come rendere pulita l’acqua dell’acquario, ha detto: “Ciò che avvelena l’ambiente sono ideologie pericolose”, citando “marxismo” e “transumanesimo”. 

E ha continuato: “Se non possiamo spiegare chi è l’uomo, quello che Dio vuole che sia, logicamente l’acquario è contaminato”. L’acqua può essere purificata riscoprendo, ha detto, “l’identità degli esseri umani creati a immagine e somiglianza di Dio”. 

“L’identità non è qualcosa che ci diamo”, ha detto, “Dio ce la dà”. L’Occidente, ha detto, “rifiuta arrogantemente di accettare” quella identità. “Il grande problema sono i leader economici e mediatici che contaminano l’ambiente riguardo all’identità della persona umana”. Questo è, ha detto, “il rifiuto di Dio”. 

Alla domanda su cosa dovrebbe fare la Chiesa in un ambiente in cui Dio è escluso, il Cardinale ha detto: “La Chiesa dovrebbe essere la prima a combattere le ideologie tossiche”.

La Chiesa, ha detto, dovrebbe concentrarsi “sulla crisi antropologica e morale senza precedenti del nostro tempo, che esige che la Chiesa si assuma una maggiore responsabilità e impegno nel proporre i suoi insegnamenti dottrinali e morali in modo chiaro, preciso e fermo”.

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Gattaca returns

Gattaca

Gattaca

 

di Giorgia Brambilla

 

«Dopo la selezione restano due sani maschietti e due sanissime femminucce. Nessuno naturalmente predisposto alle più gravi malattie ereditarie. Non rimane che scegliere il candidato più confacente. (..) Dunque, avete specificato: occhi nocciola, capelli scuri e pelle chiara. Mi sono permesso di eliminare ogni affezione virtualmente pregiudizievole: calvizie precoce, miopia, predisposizione all’alcolismo e alle droghe, tendenza alla violenza, obesità. Fate che vostro figlio parta in posizione di vantaggio. Purtroppo, abbiamo già abbastanza difetti innati, no? Potreste concepirne naturalmente altri mille, mai otterrete un risultato simile» (dal film “Gattaca”).

L’era postgenomica, quella che ha fatto seguito allo Human Genome Project, è dominata da questo desiderio di onniscienza, di conoscere e comprendere il tutto dei sistemi complessi, di descrivere l’informazione genetica per prevedere i fenomeni biologici ed intervenire per modificarli nel loro sviluppo. Quando venne ideato il Progetto Genoma Umano, non si immaginava minimamente che, poco più di vent’anni dopo, il sequenziamento di un intero genoma avrebbe richiesto meno di un giorno. È stato proprio l’aumento della velocità di sequenziamento, allora impensabile, insieme all’abbattimento dei costi, ad aver permesso l’accumulo di una grande quantità di dati genetici.

Proprio alla luce di questi risultati, si è cominciata a ipotizzare la “terapia genica”, ovvero il trattamento di una malattia genetica, mediante l’introduzione nel paziente di un gene normale che sostituisce il gene malato, oppure è in grado di risolvere gli effetti del gene mutato. Il gene editing, attualmente, costituisce il culmine di questi interventi terapeutici di precisione sul genoma, che non solo non è esente da rischi, ma rischia di tramutarsi in un biopotere che reifica il soggetto e modifica la relazione tra le persone, rendendo alcuni “editors” e altri “edited”, specialmente se questo avviene nel contesto riproduttivo.

C’è qualcosa che ci turba nell’immaginare fattibile tutto questo, c’è qualcosa che ci sconvolge guardando film su questo argomento – tra tutti il più famoso è sicuramente “Gattaca”. Eppure, pare che proprio questo film abbia ispirato una startup del New Jersey, la “Genomic Prediction”, che tramite il suo CEO, Laurent Tellier, ha affermato di poter utilizzare l’analisi del Dna per prevedere quali embrioni, ottenuti tramite fecondazione in vitro, avrebbero meno probabilità di ammalarsi (di 11 patologie) o maggiori chance di essere più bassi e meno intelligenti dei “vicini di provetta”. Nelle prossime settimane è prevista la pubblicazione di un case study sui primi “clienti” (vedi qui).

Sostituendo con un atto tecnico l’abbraccio dei corpi, si perverte la relazione con il figlio. Questi non è più un dono, ma un “atto dovuto” nella misura in cui la coppia che desidera un bambino abbia il diritto di esigere che la società ponga a sua disposizione la tecnica richiesta per soddisfare un tale desiderio. Il desiderio di avere un bambino è uno dei desideri più stimabili che esistano, ma in questo modo si tramuta in pretesa narcisista, che si discosta dall’amore a cui la genitorialità deve continuamente tendere. La genitorialità sembra messa davanti all’ottica consumistica: dal poter al dover avere il miglior figlio possibile, fino a degenerare in una cultura dello scarto che “restituisce” il figlio prodotto con la fecondazione artificiale se non è conforme alle aspettative, come è successo a Giovannino (vedi qui).

Quando la Bioetica parla del mutamento di prospettive avvenuto con la rivoluzione tecnologica ragiona sul passaggio avvenuto tra tecnicamente possibile e eticamente accettabile. Io aggiungerei un passaggio intermedio. Cosa rende una tecnica, prendiamo ad esempio lo screening genetico prenatale (diagnosi prenatale e/o diagnosi preimpianto), desiderabile a tal punto da quasi non poterne fare a meno? Le possibilità che oggi la scienza propone entrano a far parte della nostra percezione della realtà, al pari di come il consumismo crea bisogni piuttosto che soddisfarli. Pertanto, ciò che avviene è la creazione non solo di aspettative, ma proprio di nuovi standard a cui conformarsi. Ed è il confronto con questa realtà a mutare poi il sistema valoriale. Il “tecnicamente possibile” muta il nostro approccio alla realtà generando bisogni, insoddisfazione e dunque nuovi bisogni. È qui che avviene il passaggio da ciò che posso a ciò che devo.

Alcuni questo pensiero l’hanno addirittura strutturato, come l’australiano Julian Savulescu che parla di “procreative beneficence” (J.Savulescu, Procreative Beneficience: Why We Should Select The Best Children). Ma “miglior figlio” secondo quale punto di vista? Dei genitori? Della società? Si pensi, ad esempio, al caso Duchesneau-McCollough del 2002: due donne che, volendo un figlio sordo come loro, ricercarono un donatore con cinque generazioni di sordi tra i progenitori. Infatti, per loro come per gli altri membri del “Deafpride”, essere sordi non costituiva una menomazione, ma motivo di orgoglio. Le due donne riuscirono nel loro intento e Gauvin, il bambino, è privo dell’udito dalla nascita (M.Driscoll, Why We Chose Deafness for Our Children, in “Sunday Times”, 14/4/2002).

Scrive Hans Jonas che quella dei genitori nei confronti dei figli, «è la più grande di tutte le incognite che, tuttavia, non può essere inclusa proprio nel dominio della responsabilità totale. Appunto quello che nei suoi effetti sfugge al controllo del soggetto responsabile, la causalità autonoma dell’essere affidatogli diventa, quindi, l’oggetto ultimo del suo dovere di tutela. In relazione a questo orizzonte trascendente, la responsabilità, proprio nella sua totalità, non può tanto avere la funzione di determinare quanto quella di rendere possibile, ossia rendere disponibile e tenere aperto» (H.Jonas, Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica).

E, in effetti, è proprio questo il problema morale della responsabilità di fronte alla libertà: è bene che si faccia tutto ciò che è in nostro potere di fare? È arrivato il momento di riflettere sul significato dell’essere genitori e sul dovere di riconoscere al figlio il diritto di essere sorpresa a se stesso. Solo così il nascituro si rende presente nel loro orizzonte, ne relativizza i desideri e domanda di riconfigurare il loro progetto procreativo in modo che nella decisione si tenga conto delle esigenze di piena umanità che la sua accoglienza comporta.

 

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Un testo classico ingiustamente dimenticato sul celibato ecclesiastico

ordinazioni sacerdotali

ordinazioni sacerdotali

 

di Massimo Lapponi

 

In questi giorni, anche in seguito al Sinodo sull’Amazonia, è tornato di moda – come avviene periodicamente – parlare del problema del celibato sacerdotale, e, come d’abitudine, ritornano argomenti già innumerevoli volte addotti contro il voto di perpetua castità.

Questo fatto riporta alla più viva attualità un episodio che vide protagonista un grande pensatore cristiano più di cent’anni fa.

Già allora si parlava con molta libertà di questi argomenti. Infatti la moderna rivoluzione sessuale non è affatto incominciata negli anni sessanta del Novecento, come generalmente si crede, ma essa era, invece, presente e viva già alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo.

In questo clima arroventato, nel 1907 il pedagogista Friedrich Wilhelm Förster (1869-1966) pubblicò la prima edizione del suo capolavoro “Sexualethik und Sexualpädagogik”. Il Förster, educato nel positivismo agnostico, ma con alti ideali di moralità, dopo una lunga maturazione spirituale, nel 1906 aveva abbracciato la fede cristiana, in una forma di protestantesimo nutrita dei classici del cristianesimo, da sant’Agostino a Tomamso da Kempis. Egli si trovò, dunque, molto vicino alla sensibilità cattolica, tanto che, nel suo volume sull’etica sessuale, fece, tra le altre cose, una profonda e motivata rivalutazione del celibato ecclesiastico e della vita di totale consacrazione.
Questa difesa, di lui protestante, dei voti religiosi, in primis il voto di castità, gli attirò vivacissime critiche da parte dei molti e molto aggressivi paladini della modernità laica.

L’abbondanza e la violenza delle critiche lo spinsero a pubblicare, nel 1909, una seconda edizione del suo libro, quasi triplicata rispetto all’edizione originale, nella quale l’illustre pedagogista rispose soprattutto agli argomenti contrari alla verginità consacrata, cosicché essa risalta specialmente come geniale apologia del celibato ecclesiastico.
Niente di più attuale, dunque, sebbene il volume sia stato, con il tempo, ingiustamente dimenticato.
Gli argomenti usati contro di lui, infatti, non si distinguono nella sostanza da quelli usati anche oggi dagli avversari del celibeto sacerdotale e ad essi il Förster risponde con una profondità e originalità che non è dato registrare in anni a noi più vicini. In particolre, un lungo capitolo, “L’indispensabilità dell’ideale ascetico” – in cui si dimostra, non solo la convenienza, ma anche la rigorosa necessità, per una civiltà sviluppata come la nostra, della presenza di uomini e donne che abbraccino la perfetta castità – per il suo eccezionale valore, suggerisce che, se l’autore fosse stato in piena comunione con la Chiesa Cattolica, per quella sola pagina avrebbe meritato il titolo di Dottore della Chiesa. Non per nulla il Beato Mons. Fulton Sheen premise all’edizione americana dell’opera del Förster – dal titolo “Marriage and Sex-problem” – una prefazione caldamente elogativa.

Il volume fu pubblicato anche in Italia nel 1911, dalle edizioni S.T.E.N. di Torino, con il titolo “Etica e pedagogia della vita sessuale”, nella traduzione di L. E. Bongioanni.

Viene qui riportata la prefazione alla seconda edizione, nella quale l’autore spiega i motivi che lo hanno spinto a riscrivere e ad ampliare il suo volume. In questa pagina, quando egli parla «dell’assoluta necessità degli esercizi e ideali ascetici», si riferisce al voto di perpetua castità proprio del sacerdozio cattolico e della vita consacrata. Come viene accennato nel testo, l’autore rileva che vi è un così stretto legame tra l’etica monogamica e l’ideale ascetico della perfetta castità che, cadendo l’uno, finisce per cadere anche l’altra.

Il Förster sottolinea anche il fatto che gli uomini del suo tempo ancora non potevano vedere quali sarebbero state le conseguenze della riforma dell’etica sessuale promossa dalle avanguardie, ma che dopo qualche generazione esse si sarebbero manifestate in tutta la loro virulenza.

Questo aspetto “profetico” del libro lo raccomanda in modo speciale alla nostra generazione. Esso, infatti, appare scritto più per i posteri che per i contemporanei.

L’intero volume, nell’edizione italiana del 1911, può essere scaricato tramite il seguente link:

http://www.orsinionline.it/Foerster/Etica_e_Pedagogia.pdf

La traduzione inglese del capitolo principale del libro, “L’indispensabilità dell’ideale ascetico”, si può leggere tramite il seguente link:

https://massimolapponi.wordpress.com/the-indispensability-of-the-ascetic-ideal/

Etica e pedagogia della vita sessuale
di Friedrich Wilhelm Förster

Prefazione alla seconda edizione

Com’era prevedibile, la prima edizione del presente libro al suo apparire fu fatta segno a numerosi e vivaci attacchi da parte dei radicali. Fra essi acquistò una larga notorietà specialmente la replica del dottor Goglielmo Marcuse. Ora, non pochi dei miei lettori supporranno che la presente edizione ampliata sia da me dedicata in primo luogo ad una polemica a fondo con quest’avversario. Ma chi ha letto il lavoro di Marcuse capirà perché io debba rinunciare del tutto ad una discussioe con lui. lnfatti in quell’opuscoJo si ribattono le mie convinzioni etico-sessuali solo con asserzioni, promesse ed interiezioni affatto generiche, e con due paginette di stampa si cerca d’iniziarmi nel modo di vedere sociologico ed evoluzionistico applicato all’etica, modo di vedere che per anni ed anni fu per me oggetto di speciale studio, e che io, appunto per averlo studiato a fondo, riconobbi come un ben incerto e inadeguato fondamento per la coscienza.

Del resto l’intero scritto non è che un violento attacco contro la Chiesa cattolica, e sopratutto contro le idee fondamentali del cristianesimo; ed è l’attacco di un uomo che non ha la menoma nozione dell’essenza della religione cristiana, e che parla in modo veramente deplorevole di cose che stanno affatto al difuori delJa sua competenza. Valendosi della nota letteratura unilaterale e superficiale della cosi detta Aufklärung (Lecky, ecc.), e frugando in tutti gli angoli del passato della Chiesa in Europa, egli mette insieme alla rinfusa un cumulo di abusi, di depravazioni e di brutalilà, e considera tutta questa roba con l’occhio del medico specialista delle malattie nervose, avvezzo già per se stesso a vedere nella vita umana sopratutto i fenomeni anormali. E tutti quegli abusi ed eccessi sono da lui messi innanzi come il contenuto essenziale di un’evoluzione civile di cui nessuno tuttavia può contestare la grandiosità e la ricchezza; e nel far ciò egli dimostra una così assoluta incapacità di comprendere, che si è costretti a dire: Chi vuol vedere le cose a questo modo, chi può considerare tutto quanto lo sviluppo della civiltà cristiana come un semplice delirio, come un annebbiamento e una perturbazione mentale dei popoli europei, chi pensa che le meraviglie inarrivabili dell’architettura medievale, la ricchissimla fioritura di tutte le arti ed industrie, l’incomparabile spirito di sacrifizio, la letteratura piena di vita, la profonda e schietta festosità di quei tempi non abbiano alcuna connessione con la vitalità spirituale che la Chiesa cristiana seppe infondere in ogni cosa; chi pensa che tutto questo non sia affatto una testimonianza della virtù creatrice della Chiesa nel campo della civiltà; chi pensa a questo modo… ebbene, si tenga pure la sua opinione. Danno non ne può fare, perché è troppo lungi dalle vere forze d’impulsione della vita, per poter esercitare una qualalsiasi profonda influenza. I libri di questo genere si leggono… e si dimenticano.

Abusi si possono scovarne e raccoglierne dappertutto, e specialmente dove un’dea veramente elevata e un’istituzione grandiosamente concepita intraprende la rigenerazione di una civiltà degenerata, o penetra in mezzo a masse di popolo ancor vergini affatto d’ogni civiltà; per la quale opera è pur sempre forza che ricorra alla cooperazione di quelle stesse energie umane che vuole elevare e educare. Che cosa avrebbe saputo fare l’etica «evoluzionistica», di fronte alle masse disorganizzate e inorganizzate del periodo delle invasioni barbariche e dei primi tempi del Medioevo?

Grande scandalo destò poi la cosidetta tendenza «cattolicizzante» del mio scritto; non di rado si è fatto di me senz’altro un «cattolico ortodosso». Tutto questo dimostra unicamente quanto poco libero sia il pensiero della più gran parte degli uomini, allorché in mezzo all’odierna lotta dei partiti e delle confessioni si trovano di fronte ad un libro che rende giustizia agli avversari , ed anzi afferma che da questi avverersari molto si può e si deve apprendere, perché essi appunto nel campo in questione hanno dalla loro l’esperienza dei secoli. In tutti questi anni ho potuto raccogliere interessanti esperienze riguardo all’incredibile parzialità di molti campioni della ricerca «senza preconcetti»: per costoro è senz’altro un dogma che tutte le cose sostenute dalla Chiesa cattolica sono assurdità, morbosità e sulperstizioni; essi non sanno affatto concepire come un uomo imparziale possa appunto dall’esperienza concreta, dalla ricerca senza preconcetti, e dalla seria meditazione nel campo della scienza pedagogica, essere condotto ad approvare certe concezioni della Chiesa romana come conseguenze inevitabili di ogni profonda conoscenza dell’anima e della vita. A chi non è cattolico tale assenso è semplicemente vietato; per lui la verità deve cessare là dove incomincia il cattolicismo; qui egli non deve approvar nulla, a costo di non essere più preso sul serio nel campo scientifico. Questo è l’«itinerario obbligato» del moderno radicalismo. Chi non vi si attiene, chi per serietà scientifica e per onesta convinzione vuole e deve esser giusto, viene denuziato come «oltramontano» e messo così nell’impossibilità di nuocere. Tutto quello ch ‘egli avesse ancor da dire è già bell’e giudicato.

Un’eccezione tipica a questo riguardo era il testè defunto professore Paulssen, il quale in un articolo pubblicato sulla «Woche» dichiarava di consentire senza riserve al mio modo di vedere, ed anche al mio accenno ai Santi della Chiesa antica, a questi eroi del rinnegamento di sé, accenno che fu uno dei punti più presi di mira; egli scriveva a tale proposito: «Anch’io sono convinto che noi pure viviamo ancora di questi tesori».

È da notare altresì che le disapprovazioni grette e partigiane si levarono solo nel campo radicale, mentre i critici protestanti trovarono nel libro tanti punti comuni con le loro convinzioni morali e religiose, che il mio particolare atteggiamento rispetto a certe istituzioni e concezioni cattoliche da nessuno di loro, quasi, fu giudicato con tono aggressivo, o tutt’al più da qualcuno dell’ala radicale.

Del resto, se si tien presentete quanti elementi cattolici abbia conservrato la Chiesa anglicana, non si vede davvero perché ai crisliani del continente debba soltanto esser concesso di accostarsi sempre più alla «sinistra» nell’interpretazione del Cristianesimo e nel perfezionamento dei suoi mezzi educativi, e non di portarsi anche una volta al lato opposto, e di là rivedere e integrare la posizione dei riformatori. Ora, avendo io studialo in tal senso le condizioni d’una vera educazione del carattere, e appunto per un’epoca qual è la nostra, sono venuto nella ferma convinzione che la pedagogiaia religiosa protestante avrebbe molto da imparare dalla grande conoscenza dell’anima ed esperienza della vita che la Chiesa cattolica possiede; e potrebbe rimettere in onore più d’una cosa che un ec-cessivo ardor di riforma fece un tempo rigettare. Forseché la Riforma è infallibile? Chi si occupa sul serio e in modo veramente concreto dei problemi dell’educazione del carattere, arriva inevitabilmente ad esigere siffatta revisione dei metodi protestanti di cura delle anime; appunto come dal lato pedagogico deve criticare a fondo l’attuale pedagogia religiosa cattolica.

Nel presente rifacimento ho dato una motivazione ancor più profonda ad alcunii punti del mio libro ch’erano stati specialmente attaccati a causa della loro «tendenza cattolicizzante»; e prima di tutto, al punto dell’assoluta necessità degli esercizi e ideali ascetici in una civilizzazione cosi altamente progredita dal lato materiale com’è la nostra. Prego i miei egregi avversari di volere in tal questione rendersi ben conto che il semplice fatto dell’essere un dato indirizzo o modo di vedere sostenuto anche dalla Chiesa cattolica romana non basta ad impugnarne la verità e la necessità civile. È dunque proprio del tutto escluso che questa Chiesa nel corso di tanti secoli di cura delle anime abbia potuto scoprire certe profonde necessità pedagogiche e civili, che anche i non cattolici debbono ammettere, sol che si addentrino sul serio nel profondo del problema psicologico ed etico a cui tali necessità si riferiscono?
Ho cercato di sostenere le mie affermazioni relative all’ascetismo non dal punto di vista deduttivo-teologlco, ma da quello induttivo-psicologico, vale a dire con una serie di considerazioni sulle basi psicologiche ultime di quel che chiamiamo carattere. Fra l’altro ho cercato di dimostrare che v’è una quantità di rigorose e logiche esigenze etiche (fra cui, per es., il divieto dei rapporti sessuali illegit-timi) alle quali in molti casi (per es., quando la moglie sia affetta da morbo incurabile) non si può effettivamente soddisfare se non con un alto grado di forza ascetica e d’ascetico esercizio. In molti casi la vera monagamia impone una grande astinenza. Perciò lo spirito dell’ astinenza ha assolutamente bisogno di aver particolari santificazioni e modelli nel campo della vita. Ed io affermo che la moderna avversione per l’etica monogamica dipende in non piccola parte dal fatto che molte persone difendono bensì ancora le rigorose esigenze dell’etica monogamica, ma pur troppo hanno messo affatto da parte il principio ascetico a ciò necessario. Ora, l’uomo che questo principio non riconosce nella sua essenza e che perciò è privo deJI’aiuto educatore che da esso gli verrebbe, non ha alcun’energia sicura e matura per infrenar la sua vita istintiva, e di più non vedrà alcun vero senso nei grandi sacrifizi a cui dovrebbe in tal campo astringer se stesso. Perciò nella moderna concezione della vita, ed anche in molti protestanti di liberi sensi, il principio della rigorosa manogamia se ne sta là isolato, come un’ultima colonna che attesta ancora la magnificenza d’un edifizio crollato; e non è un caso che in tal cerchia di persone si facciano alle volte, riguardo a quest’ultimo resto di severità, concessioni molto strane, o regni per lo meno una grande incertezza.

Ch’io non intendo propugnare il «disprezzo della natura» e lo «strozzamento degl’istinti», ma soltanto la subordinazione delle potestà naturali alle potestà dell’anima, perché la natura stessa si mantien salda solo in quanto sia obbediente allo spirito, questo io l’ho già espresso in modo così esplicito nella prima edizione, che non mi par proprio il caso d’intavolare una polemica contro i molti che svisarono il mio modo di vedere su questo punto. Chi assolutamente vuol fraintendere, troverà sempre a ciò appiglio bastevole.

A certuni non vuol entrare in testa che tutta quanta la moderna letteratura mirante ad un nuovo ordinamento dei rapporti sessuali, dalla prima all’ultima parola non è effettivamente altro che una misera, benché passeggera, aberrazione, utile forse soltanto come istruttiva illustrazione degl’incredibili pensamenti a cui giungono anche uomini di sveglio intelletto e di buone intenzioni, allorché in queste gravi cose si affidano del tutto al lor proprio pensiero, e unilateralmente attagliano la soluzione del problema solo a quei bisogni che al lor meschino campo visivo appaiono più immediati.

L’antico modo di vedere riguardo a questi problemi appare oggi a molti come un sogno lontano e sbiadito, come alcunché di radicamente sorpassato, che non poteva prosperare se non in un ambiente di pregiudizi, di tenebre e di schiavitù, e che ora deve scomparire dinanzi alla trionfante e arrogante sicurezza del pensiero nuovo. E c’è persino qualche difensore ella tradizione, che in segreto chiede a se stesso: «Che proprio io non combatta per una causa perduta?». Qui non possiamo dir altro che questo: Da lungo telmpo tutte quelle moderne teorie sarebbero state riconosciute senza vitalità e sepolte sotto le beffe, se non perdurasse tuttora, anche nelle cerchie radlicali, l’influsso della maestà degli antichi ordinamenti, impedendo così la chiara visione delle reali conseguenze che necessariamente scaturiscono daIl’«etica nuova». Ma sol troppo presto verrà il tempo, in cui anche i pazzi e i ciechi torneranno a riconoscere che vi sono delle verità eterne, che nessuna sapienza d’un giorno può impunemente sopprimere, e che risorgono più potenti che mai appunto quando più calmo-rose si Ievano contro di esse le grida di morte.

So benissimo che il modo di vedere da me difeso contratldice a quasi tutto ciò che il pensiero moderno considera già come una conquista sicura del progresso spirituale. Il presente libro sarà perciò fatto segno ad acerbi attacchi; come l’acqua ribolle stridendo e fumando aIlorché viene a contatto col fuoco, così il pensiero terreno non può a meno di ribellarsi ogniqualvolta s’incontra con la rigorosa concezion cristiana della vita. Ma appunto alle realtà della terra e della stessa natura umana il pensiero puramente terreno non basta; e ciò diverrà tanto più manifesto, quanto più andrà estendendosi la sua influenza esclusiva; sinché gli uomini torneranno ad accorgersi che solo dai pensieri che molto alto s’elevano al disopra della vita terrena, vien la forza vivificatrice e liberatrice capace di dominare tutti i lati della realtà.

 

Zurigo, marzo 1909

 

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Molti alti prelati lodano l’uomo che ha gettato le Pachamama nel Tevere

Il cardinale Raymond Burke, in una recente intervista al New York Times, di cui abbiamo parlato l’altro ieri, ha elogiato il giovane che il mese scorso ha gettato le statue di Pachamama usate nei rituali legati al recente Sinodo amazzonico nel fiume Tevere a Roma, dicendo di avere “rispetto” per lui e “gratitudine” per la sua “coraggiosa testimonianza della fede”. Non solo il card. Burke, ma anche altre importanti figure del mondo cattolico hanno fatto la stessa cosa, come riportato in questo articolo scritto da Dorothy Cummings McLean e pubblicato su Lifesitenews. La traduzione è a cura di Riccardo Zenobi.

 

Alexander Tschugguel

Alexander Tschugguel

 

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha lodato il giovane che ha rimosso le statuette pagane da una chiesa cattolica a Roma lo scorso mese durante il sinodo Amazzonico e le ha gettate nel Tevere.

L’arcivescovo, apparso sui titoli dei giornali nell’Agosto 2018, quando ha accusato papa Francesco di aver tolto le sanzioni ad un cardinale che sapeva essere un predatore sessuale, si è espresso al giornalista e studioso americano dott. Robert Moynihan riguardo Alexander Tschugguel.

“Come molti altri, incluso il vescovo Athanasius Schneider e il prof. Roberto de Mattei, penso che questo giovane si un eroe” ha dichiarato Viganò a Moynihan.

Ha poi aggiunto, “questo giovane ha agito in base alla sua coscienza cattolica”.

L’arcivescovo ha rivisitato i dettagli della storia: che Tschugguel era arrivato a Roma, ha visitato la chiesa di Santa Maria in Traspontina, ed ha visto le immagini, ora identificate come Pachamama, una dea della fertilità Azteca.

“Era profondamente scosso. Ma non ha agito immediatamente”, ha affermato Viganò.

“Era tornato a casa sua a Vienna ed ha pregato e riflettuto per diversi giorni. Poi ha deciso che era suo dovere agire. Ed ora ha avuto il coraggio di rivelare il suo nome e dare interviste”, ha continuato l’arcivescovo.

“Lodo la grande fede di questo giovane”.

Alexander Tschugguel era uno dei due giovani che ha gettato gli idoli, chiamati “Pachamama” da papa Francesco, nel Tevere il 21 ottobre di mattina presto. L’atto è stato filmato da un socio ed il video è stato messo online poche ore dopo. Tale azione ha galvanizzato i cattolici resi scoraggiati dai rapporti emergenti dal sinodo Pan-Amazzonico. L’allora sconosciuto Tschugguel è stato lodato da tali presuli come i cardinali Gerhard Müller, Walter Brandmüller, Jorge Urosa Savino, i vescovi José Luis Azcona Hermoso, Marian Eleganti, e, come lo stesso Viganò indica, Athanasius Schneider.

Walter Brandmüller, uno dei due restanti cardinali dei dubia ed un rispettato storico della Chiesa, loda il giovane come “coraggioso …. profeta dei nostri giorni”.

Il vescovo Athanasius Schneider è stato ancora più espansivo nelle sue lodi, dicendo che i “gesti di questi cristiani saranno ricordati negli annali della storia della Chiesa come atti eroici che hanno portato gloria al nome cristiano, mentre gli atti di alti prelati, al contrario, che hanno contaminato il nome cristiano a Roma, passeranno alla storia come atti codardi e traditori di ambiguità e sincretismo”.

Viganò, che ora vive nascosto, ha detto ha Moynihan che l’atto di Tschugguel può essere “un faro” per il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo della diocesi del giovane, Vienna, e confidente di papa Francesco.

“Può essere una testimonianza al cardinale, per il profitto della Chiesa in Austria, poiché il cardinale sembra aver cambiato profondamente le sue posizioni dottrinali e pastorali in anni recenti, tanto che possiamo appena riconoscerlo”, ha detto Viganò.

“Ero presente otto anni fa, nell’aprile 2011, alla grande villa dell’ordine di Malta sul colle Aventino a Roma, quando il cardinale Schönborn ha presentato YouCat, la versione per giovani del Catechismo della Chiesa Cattolica,” ha continuato.

“Era sorpreso ed anche edificato dalla solida dottrina che il cardinale Schönborn presentava. Cosa è accaduto da quel momento?”

Schönborn era un partecipante nel sinodo dei vescovi per la regione pan-amazzonica dello scorso mese come una delle scelte personali di papa Francesco. Il cardinale arcivescovo ha indicato che supporta l’innovazione dell’ordinazione diaconale delle donne. Ha anche dato permesso ufficiale ad oltre 30 donne di presiedere i funerali nell’arcidiocesi di Vienna.

Schönborn ha anche presieduto ad un servizio di preghiera a sfondo omosessuale e ha detto che è “commosso” quando persone con attrazione per lo stesso sesso vogliono sposarsi tra loro. Un prominente attivista omosessualista austriaco ha dichiarato che il cardinale ha benedetto la sua relazione omosessuale.

Riguardo la sua fedeltà a papa Francesco, la cui teologia differisce in molti aspetti da quella del precedente pontefice che Schönborn ha servito, il cardinale ha detto ai giornalisti durante il Sinodo che il suo “semplice atteggiamento di base” è “[Francesco] è il Papa”.

 

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