“Non vale il trucco di drammatizzare la “fame eucaristica” o la mancanza di celebrazioni eucaristiche, perché non è la ricezione della Santa Eucaristia che è necessaria per la salvezza, ma la Fede, la preghiera e una vita secondo i Comandamenti di Dio.”

Così mons. Athanasius Schneider (nella foto), vescovo ausiliare di Santa Maria in Astana, Kazakistan, interviene nel dibattito suscitato dalla redazione dell’Instrumentum laboris per il prossimo sinodo dell’Amazzonia, che si terrà a Roma il prossimo ottobre, con un suo intervento pubblicato su Kath.net.

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Ecco il suo intervento nella mia traduzione dall’inglese

Vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana, capitale del Kazakistan

Nella sua intervista del 14 luglio con ORF [un’emittente di servizio pubblico nazionale austriaca], Mons. Kräutler ha detto che è “quasi uno scandalo” che, in molte parrocchie dell’Amazzonia, la Santa Eucaristia venga a malapena celebrata. Questo modo di parlare è già di per sé poco chiaro e decisamente tendenzioso. Nessuno ha diritto alla Santa Eucaristia. Il sacramento dell’Eucaristia è il dono ultimo di Dio. Si può parlare di scandalo nelle parrocchie cattoliche quando la Fede è lì negata e non praticata, quando Dio è insultato mediante il disprezzo dei suoi Comandamenti, dai gravi peccati contro la carità, dall’idolatria, dallo sciamanesimo e così via. Si potrebbe parlare di scandalo in una parrocchia cattolica quando la gente non prega abbastanza. Questo sarebbe un vero scandalo.

Si dovrebbe piuttosto parlare di scandalo se si considera il fatto che, negli ultimi decenni in Amazzonia, non sono state avviate intense iniziative pastorali per promuovere le vocazioni, iniziative in accordo con l’esperienza millenaria della Chiesa. Vale a dire, attraverso continue preghiere, sacrifici spirituali, e uno stile di vita esemplare e santo da parte degli stessi missionari. Uno dei mezzi più efficaci per promuovere solide vocazioni sacerdotali, anche in Amazzonia, sono i missionari che conducono una vita da veri uomini di preghiera, da veri apostoli, cioè con l’aiuto di una vita amorevole e sacrificale totalmente dedicata a Cristo e alla salvezza delle anime immortali.

Quelli che il vescovo Kräutler e molti dei suoi compagni di clero ora chiedono sono, piuttosto, una caricatura dei sacerdoti sotto forma di operatori umanitari, impiegati delle ONG, sindacalisti socialisti ed eco-specialisti. Ma questa non è la missione di Gesù Cristo, del Dio incarnato che è venuto a dare la sua vita sulla croce per redimere l’umanità dal male più grande. Vale a dire, redenzione dal peccato, affinché tutti gli uomini abbiano la vita divina e soprannaturale, e l’abbiano in abbondanza (vedere Giovanni 10:10).

Non vale il trucco di drammatizzare la “fame eucaristica” o la mancanza di celebrazioni eucaristiche, perché non è la ricezione della Santa Eucaristia che è necessaria per la salvezza, ma la Fede, la preghiera e una vita secondo i Comandamenti di Dio.

Se, per un lungo periodo di tempo e per la mancanza di sacerdoti, i cattolici non possono ricevere la Santa Comunione, allora essi dovrebbero essere istruiti a praticare la Comunione spirituale che ha una grande forza ed effetto spirituale. I Padri del deserto, per esempio, hanno vissuto per anni senza l’Eucaristia e hanno raggiunto una grande unione con Cristo. I miei genitori ed io stesso per anni non siamo stati in grado di ricevere la Santa Comunione in Unione Sovietica (ai tempi della dittatura comunista, ndr). Ma abbiamo sempre praticato la Comunione spirituale, che ci ha dato molta forza spirituale e consolazione. Quando poi veniva un sacerdote, e potevamo confessarci, partecipare alla Santa Comunione della Messa e ricevere la Santa Comunione sacramentalmente, allora era una vera festa per noi e abbiamo sperimentato in modo molto profondo e gioioso quanto preziosi siano il dono del sacerdozio e il dono dell’Eucaristia.

Si dovrebbe costruire in Amazzonia un sistema ben organizzato con sacerdoti missionari itinerante che si rechino nei singoli luoghi – anche se solo poche volte all’anno – per celebrare una vera festa spirituale con buone confessioni e con Sante Messe celebrate in modo dignitoso. Si potrebbe anche lasciare Gesù nel tabernacolo perché i cattolici lo adorino, e si potrebbe insegnare loro come celebrare l’adorazione eucaristica e come recitare il Rosario con l’intenzione di pregare per i buoni sacerdoti indigeni non sposati e le buone famiglie cristiane. Allora Dio darebbe loro, senza dubbio, questa grazia. Si dovrebbe anche fare una richiesta a livello mondiale per invitare i sacerdoti a venire in Amazzonia per assistere pastoralmente la gente del luogo. Si possono anche ordinare diaconi sposati o, in casi eccezionali, affidare compiti ad accoliti o a fedeli cattoliche affinché espongano il Santissimo Sacramento e guidino le preghiere.

C’è un solo esempio nella storia della Chiesa in cui i cattolici giapponesi, senza sacerdoti, hanno mantenuto la fede cattolica per più di duecento anni. Oggi il Giappone ha un numero sufficiente di sacerdoti indigeni, che sono naturalmente celibi. Anche se, all’epoca, la cultura pagana del Giappone rifiutava un sacerdozio celibe, i cattolici giapponesi avevano una stima così alta del sacerdozio celibe che divenne un segno di identificazione per i cattolici. Vale a dire, quando nel XIX secolo i missionari cristiani si recarono nuovamente in quei luoghi – tra i quali vi erano predicatori protestanti sposati – furono rifiutati proprio per questo motivo. Ma quando poi arrivarono i sacerdoti cattolici, e quando i cattolici giapponesi chiesero loro se fossero sposati e la loro risposta fu negativa, furono accolti da questi fedeli come sacerdoti della vera Chiesa di Gesù Cristo. La Chiesa avrebbe così potuto sollevare nel XIX secolo gli stessi argomenti che oggi farà il Sinodo amazzonico, per ordinare sacerdoti indigeni sposati, perché a quel tempo molte parrocchie in alcune regioni missionarie potevano avere la visita di un sacerdote solo poche volte all’anno.

Il matrimonio sacerdotale è stato legalizzato nella Chiesa orientale nel VII secolo, ma non per la mancanza di sacerdoti – all’epoca c’era una sovrabbondanza di sacerdoti soprattutto a Costantinopoli. È stato fatto piuttosto per indulgenza verso la debolezza umana, perché coloro che nell’ufficio episcopale e sacerdotale imitavano Gesù Cristo – l’Eterno Gran Sacerdote della Nuova Alleanza – e che agiscono nell’ufficio ordinato nella persona di Cristo Capo avevano deviato e si erano allontanati dalla regola apostolica di una vita celibe. All’epoca, nella Chiesa greca, si trattava di una soluzione regionale di una chiesa locale, ma che i Romani Pontefici non riconoscevano né accettavano. Era all’epoca una devianza e una slealtà verso l’esigente imitazione di Cristo, che gli Apostoli vivevano nella loro completa continenza sessuale, dal momento della chiamata e fino alla morte. Perché l’apostolo Pietro ha dato chiara testimonianza di questo modo di vivere e lo ha confermato: “Abbiamo lasciato tutto, anche moglie e figli, e ti abbiamo seguito” (Matteo 19,27).

Tutti i Padri della Chiesa nell’ufficio episcopale e sacerdotale hanno vissuto il sacerdozio nella continenza sessuale. Anche se alcuni di loro si erano sposati (ad esempio, sant’Ilario), è stato dimostrato che essi stessi hanno iniziato a vivere nella continenza sessuale e non hanno più avuto figli non appena hanno ricevuto l’ordinazione episcopale o sacerdotale, perché conoscevano e rispettavano la regola apostolica della continenza sessuale sacerdotale ed episcopale.

La Chiesa romana ha trasmesso fedelmente questa norma apostolica e l’ha sempre difesa fino ad oggi, con una sola eccezione che ha concesso, nel caso delle Chiese d’Oriente, nelle trattative per l’unione con la Sede Apostolica a partire dai Concili della Riunione di Lione e Firenze. Qui, ha permesso il sacerdozio coniugale per l’unità.

L’introduzione di un sacerdozio di uomini sposati in Amazzonia non produrrebbe veri apostoli, ma, piuttosto, una nuova categoria di sacerdoti all’interno di una sorta di dinastia. Allo stesso tempo, bisogna tenere presente che la cultura indigena dei popoli amazzonici non ha ancora raggiunto una maturità affidabile e comprovata di intere generazioni cristiane, che sono completamente permeate dallo spirito del Vangelo. 

Ad esempio, le tribù germaniche avevano ancora bisogno – dopo l’iniziale sistematica evangelizzazione da parte di San Bonifacio – di qualche altro secolo prima di poter produrre numerosi e comprovati ecclesiastici indigeni celibi.

Senza dubbio, in Amazzonia, nel XIX e XX secolo, c’erano missionari eroici e santi: vescovi, sacerdoti, suore religiose. Negli ultimi decenni, però, alcuni missionari in Amazzonia si sono allontanati dal vero spirito di Gesù Cristo, degli Apostoli e dei santi missionari; si sono invece rivolti allo spirito di questo mondo. Non predicano più, con piena convinzione, l’unico Redentore Gesù Cristo e non fanno sforzi sufficienti per trasmettere la Sua vita soprannaturale di grazia al popolo amazzonico per condurlo alla vita eterna, al cielo e quindi anche al sacrificio della propria vita. Spesso accadeva il contrario. Abusando del nome di Gesù e del santo ufficio episcopale e sacerdotale, i missionari e persino i vescovi hanno predicato in Amazzonia soprattutto un vangelo di vita terrena, un vangelo dello stomaco, per così dire, e non un Vangelo della Croce; un vangelo dell’adorazione della natura, della foresta, dell’acqua, del sole, un vangelo dell’adorazione di questa così breve vita materiale terrena. E questo hanno fatto, anche se gli abitanti di questa regione, sono in verità essi stessi assetati delle fonti della vita divina ed eterna. Un tale modo di fare missione nell’Amazzonia è un tradimento del vero Vangelo e questo tradimento è stato perpetrato negli ultimi decenni in vaste parti di questa regione. E ora, alcuni vogliono legittimare – con l’aiuto di un sinodo di vescovi a livello internazionale – questo stesso tradimento della vera evangelizzazione soprannaturale nello spirito di Gesù e degli Apostoli.  

L’Amazzonia ha urgente bisogno di missionari veri e santi secondo lo spirito e l’esempio di vita dei grandi missionari della storia della Chiesa, come san Bonifacio, i grandi santi missionari latinoamericani, come san Turibio de Mogrovejo e san José Anchieta, e molti altri.

Nella sua intervista, il vescovo Kräutler usa come giustificazione per l’ordinazione sacerdotale delle donne per la celebrazione dell’Eucaristia un riferimento alla loro “empatia” femminile. Qui si tratta ovviamente di un’altra comprensione della Chiesa e dell’Eucaristia, un’altra comprensione del sacerdozio e del diaconato.

L'”empatia” non è un criterio teologico solido, ma la volontà di Dio è tale. La Chiesa di Dio non è una corporazione, non è un partito, non è un club, né un’istituzione umana dove l’efficienza e l’empatia umana sono al primo posto, anche se certamente tali qualità sono certamente utili. I criteri per l’ufficio degli Apostoli e dei loro successori nell’ufficio episcopale – e più avanti nell’ufficio sacerdotale, e poi anche nell’ufficio diaconale – devono essere gli stessi che Cristo ci ha dato e che la Chiesa ha sempre conservato: prima di tutto, sono uomini, e poi devono essere adeguati nella loro moralità e carattere. Devono essere uomini di fede, pieni di Spirito Santo, preparati a vivere nel celibato; uomini che mettono al primo posto la preghiera e l’annuncio dell’insegnamento di Cristo; uomini disposti ad essere veri pastori e a dare la loro vita per la salvezza delle anime immortali, per coloro che sono stati loro affidati; uomini che sono i veri padri di tutti i fedeli e non solo di una limitata dinastia familiare personale; uomini che sono veri sposi della Sposa di Cristo, la Chiesa, e che sono così, come tali, padri non sposati e sposi.

Sant’Ireneo è già nel II secolo testimone dell’unità della Fede e della disciplina nella Chiesa, e di essere tale tra tutti i popoli, anche se i cattolici convertiti all’epoca provenivano da culture molto diverse e in parte anche contraddittorie: “La Chiesa, pur dispersa in tutto il mondo, conserva con cura – come se occupasse una sola casa – la Fede degli Apostoli. Anche lei crede a queste verità come se avesse un’anima sola, e un solo e medesimo cuore, e le proclama, le insegna e le tramanda con perfetta armonia, come se avesse una sola bocca. Perché, sebbene le lingue del mondo siano diverse, tuttavia l’importanza della tradizione è la stessa. Perché le chiese che sono fiorite in Germania non credono e non tramandano nulla di diverso, né quelle della Spagna, né quelle della Gallia, né quelle dell’Oriente, né quelle dell’Egitto, né quelle della Libia, né quelle che si sono stabilite nelle regioni centrali del mondo”. (Adversus haereses 1, 10, 2)

Molte delle parrocchie cattoliche appena convertite tra le tribù germaniche durante il periodo della migrazione (4°-6° secolo) avevano forse anche solo poche volte la possibilità di partecipare alla Santa Messa e di ricevere la Santa Comunione. Dopo alcune generazioni, tuttavia, da queste parrocchie germaniche sono nate generazioni di celibi e, in generale, di sacerdoti esemplari.

La verità è che coloro che difendono un clero amazzonico sposato con l’aiuto della furbizia del motto elegantemente formulato  “viri probati”, “di uomini provati”, considerano i popoli amazzonici inferiori, perché assumono fin dall’inizio di non avere la capacità di donare alla Chiesa, dal loro interno, sacerdoti celibi. Nel corso di 2.000 anni, tutti i popoli e anche i barbari sono stati capaci di allevare i propri figli, con l’aiuto della grazia di Cristo, a un sacerdozio celibe secondo l’esempio di Gesù Cristo. Gli inviti a sacerdoti sposati per i popoli amazzonici – che provengono proprio da ecclesiastici di origine europea – contengono in sé un razzismo nascosto. Per farla breve, si potrebbe dire così: “Noi europei, cioè noi uomini bianchi, siamo davvero capaci di un sacerdozio celibe. Ma per voi amazzonici, questo è un po’ troppo!”

I difensori di un clero amazzonico sposato, che in realtà sono quasi tutti europei e non di discendenza indigena, non sono alla fine interessati al vero bene spirituale dei fedeli amazzonici, ma all’attuazione della propria agenda ideologica che mira ad avere un clero sposato anche in Europa e poi in tutta la Chiesa latina. Infatti, tutti sanno che, dopo l’introduzione del primo clero sposato regionalmente limitato in Amazzonia, ci sarà, con l’aiuto dell’effetto domino e in un periodo di tempo relativamente breve, un clero regolarmente sposato di rito romano anche in altre parti del mondo. In tal modo, l’eredità apostolica di un sacerdozio celibe secondo il modello di Gesù Cristo e dei suoi apostoli sarebbe effettivamente distrutta in tutta la Chiesa. 

Alcuni cattolici – quelli che certamente non rappresentano la maggioranza dei veri fedeli, ma, piuttosto, che sono funzionari di una ricca burocrazia ecclesiastica e che hanno raggiunto posizioni clericali di potere nella Chiesa – vogliono attirare persone del mondo con l’aiuto di un sacerdozio coniugale e con un sacerdozio senza sacrifici, senza donazione di sé e senza un amore bruciante soprannaturale per Dio.

Per avere candidati sposati per l’ordinazione sacerdotale, non c’è bisogno di particolari iniziative di preghiera. Il Signore stesso ci ha detto quello che la Chiesa dovrebbe fare perché i fedeli possano avere sacerdoti: “Perciò chiedete al Signore della messe di mandare operai nella sua messe”. Non c’è rimedio migliore e più efficace di questo. E se ce ne fosse stato uno, Nostro Signore ce l’avrebbe detto.

Ci saranno sempre, fino alla fine dei tempi, solo pochi operai nella vigna del Signore. In un tempo in cui c’erano molti sacerdoti, Papa San Gregorio Magno ha pronunciato queste memorabili parole: “Vedi, il mondo è pieno di sacerdoti, ma tuttavia solo pochi operai si trovano nella messe del Signore”. (In Ev. hom. hom., 34) Dio compie sempre la sua opera di grazia e di salvezza delle anime per la vita eterna con l’aiuto di sacrifici e spesso solo di poche persone, e non con l’aiuto di grandi folle. In questo senso, san Gregorio Nazianzeno diceva che Dio non si compiace dei numeri (cfr. Or. 42,7).

Il vescovo Erwin Kräutler si chiede poi nell’intervista: “Cosa possiamo fare come Chiesa perché queste persone possano celebrare l’Eucaristia?” La vita parrocchiale, aggiunge, è bella, “ma manca il centro”. La risposta è la seguente: il centro è Cristo, la Verità da Lui insegnata, l’Esempio da Lui dato. Il tabernacolo è il vero centro della Chiesa qui sulla terra e il centro di ogni parrocchia locale. Se una comunità locale cattolica in Amazzonia ha il tabernacolo – e la maggior parte di loro ce l’ha – allora hanno il centro, allora non manca nulla, perché hanno Dio in mezzo a loro, Dio con carne e sangue presente in mezzo a loro!

Bisogna riunire i cattolici in Amazzonia attorno al tabernacolo, in modo che abbiano i propri sacerdoti e, se possibile, numerosi sacerdoti. Lì, le madri e i bambini cattolici dovrebbero inviare le loro preghiere intime a Dio, il donatore di tutti i doni, per il bene dei sacerdoti indigeni buoni e celibi con spirito apostolico. Si dovrebbe iniziare una catena di adorazione eucaristica in tutta l’Amazzonia. Una tale catena eucaristica di adorazioni da parte dei semplici fedeli, insieme ai loro vescovi e ai loro sacerdoti – e sono anche pochi – porterà senza dubbio – nel momento scelto da Dio – ai popoli dell’Amazzonia quei sacerdoti che sono secondo il cuore stesso di Gesù. Non si deve abusare dei popoli amazzonici per le proprie decadenti ideologie e le eresie teologiche che sono state fabbricate in Europa.

Ampie parti del documento di lavoro (Instrumentum laboris) del Sinodo amazzonico e le richieste di questi ecclesiastici decorano l’immagine di Cristo Re con gemme preziose, con motti come “uomini provati”, “fame eucaristica”, “empatia femminile”. In questo modo vogliono realizzare, in modo più facile, il matrimonio sacerdotale e l’ordinazione femminile. I veri cattolici dell’Amazzonia e di altre parti del mondo, tuttavia, riconosceranno in essa l’immagine della volpe, e non la considereranno l’immagine di Gesù Cristo Re. Gran parte dell’Instrumentum laboris e delle esigenze rivoluzionarie del vescovo Erwin Kräutler e dei suoi compagni di clero viaggiatore rappresentano infatti un atteggiamento intellettuale molto simile alla Gnosi e al Naturalismo che voleva entrare nella Chiesa già da subito, come attesta lo stesso Sant’Ireneo di Lione nel II secolo: “Tale, dunque, è il loro sistema, che né i profeti hanno annunciato, né il Signore ha insegnato, né gli Apostoli hanno trasmesso, ma di cui si vantano di avere una conoscenza perfetta al di là di tutti gli altri. Essi raccolgono le loro opinioni da fonti diverse dalle Scritture; e, per usare un proverbio comune, si sforzano di tessere corde di sabbia, mentre si sforzano di adattare, con un’aria di veridicità, alle proprie peculiari affermazioni le parabole del Signore, i detti dei profeti e le parole degli Apostoli, affinché il loro schema non sembri del tutto privo di sostegno. Così facendo, però, essi ignorano l’ordine e la connessione delle Scritture e, per quanto in esse giace, smembrano e distruggono la verità. Trasferendo i passaggi e rivestendoli di nuovo, e scambiando una cosa con l’altra, riescono a ingannare molti con la loro arte malvagia, adattando gli oracoli del Signore alle loro opinioni. Il loro modo di agire è proprio come se uno – dopo che una bella immagine di un re è stata costruita da qualche abile artista con gioielli preziosi -dovesse poi smembrare il ritratto di quell’uomo in pezzi, dovesse riorganizzare le gemme e risistemarle insieme per dare loro la forma di un cane o di una volpe, e tutto ciò anche mal eseguito; e dovesse poi sostenere e dichiarare che questa sia la bella immagine del re che l’abile artista aveva costruito, indicando i gioielli che erano stati mirabilmente assemblati insieme dal primo artista per formare l’immagine del re, ma che sono stati, con cattivo effetto, trasferiti da quest’ultimo alla forma di un cane, ed esibendo così i gioielli, dovesse ingannare l’ignorante che non ha alcuna cognizione della forma del re, e convincerlo che quella miserabile somiglianza della volpe era, in realtà, la bella immagine del re. Allo stesso modo queste persone riuniscono le favole delle vecchie mogli, e poi si sforzano – allontanandosi violentemente dalla loro giusta connessione, parole, espressioni e parabole ogni volta trovate – di adattare gli oracoli di Dio alle loro finzioni prive di fondamento” (Adversus haereses 1, 8, 1).

È ovvio che il contenuto di gran parte dell’Instrumentum laboris, le richieste del vescovo Erwin Kräutler e dei suoi compagni di viaggio clericali, vogliono davvero una nuova confessione cristiana, che allora forse si chiamerà “Chiesa amazzonica-cattolica”, ma che alla fine diventa una setta rispetto alla vera Chiesa santa, cattolica e apostolica. Quest’ultima è passata, e continua a passare con sicurezza attraverso tutti i tempi, sempre la stessa nella fedeltà incondizionata alla purezza della Fede e nell’immutabile eredità degli Apostoli nella liturgia e nella disciplina della Chiesa. I cattolici del nostro tempo risponderanno vividamente a una tale setta “amazzonica-cattolica” – che pratica l’adorazione della natura e che avrà un sacerdozio femminile – con le parole che sant’Agostino disse una volta ai membri della setta dei donatisti: “La Chiesa nel mondo intero è sicura nei suoi giudizi della verità! (securus iudicat orbis terrarum: Contra epistolam Parmeniani 3, 3). 

Il successore di Pietro, il Papa, ha il severo dovere, come gli è stato dato da Dio, come detentore della Cathedra veritatis, di conservare, nella sua purezza e integrità, la verità della fede cattolica, la costituzione divina della Chiesa, l’ordine sacramentale come istituito da Cristo e l’eredità apostolica del celibato sacerdotale; e di trasmetterli al proprio successore e alla generazione successiva. Egli non può sostenere minimamente – con il silenzio o con un comportamento ambiguo – il contenuto ovviamente gnostico e naturalistico di parti dell’Instrumentum laboris, così come l’abolizione del dovere apostolico del celibato sacerdotale (che sarebbe prima regionale, e poi naturalmente, passo dopo passo, universale). Anche se il Papa lo facesse al prossimo Sinodo amazzonico, violerebbe gravemente il suo dovere di successore di Pietro e rappresentante di Cristo, e provocherebbe un’eclissi spirituale intermittente nella Chiesa. Ma Cristo, l’invincibile Sole della Verità, illuminerà nuovamente  questa breve eclissi inviando di nuovo alla Sua Chiesa papi santi, coraggiosi e fedeli, perché le porte dell’inferno non siano in grado di sconfiggere la roccia di Pietro (cf. Matteo 16,18). La preghiera di Cristo per Pietro e per i suoi successori è infallibile. Vale a dire che, dopo la loro conversione, rafforzeranno nuovamente i loro fratelli nella fede (vedere Luca 22:32).

La verità, come l’ha formulata sant’Ireneo, rimarrà in piedi anche in un tempo di eclissi spirituale intermittente nella Chiesa – come è il caso del nostro tempo, per l’insondabile permesso di Dio: “Perché, nella Chiesa romana, la Tradizione apostolica sia sempre conservata dai fedeli che sono ovunque” (Adversus haereses 3, 3, 3, 2).

 

+ Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana. 

 

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