Gesu-ammaestra-bis

 

Domenica XIII del Tempo Ordinario (Anno A)

(2Re 4,8-11.14-16; Sal 88; Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42)

 

 

di Alberto Strumia

 

1. Prima lettura. Forse possiamo riconoscere nella «illustre donna» che ospitò, insieme al marito, il profeta Eliseo, figura di Cristo stesso

– sia quel resto dei fedeli della Chiesa che gli sono rimasti seriamente legati e affezionati

– che la nostra cultura cristiana che fu europea, benedettina, costruttrice di cattedrali di pietra e di sapienza.

La donna, ormai vecchia e senza figli, è al contempo l’una e l’altra. Ora è ridotta a un “resto” (lei e il marito). Però è ancora capace di “trattenere” con sé – in una dignitosa e ben protetta stanzetta di casa, appositamente dedicata – il profeta Eliseo, figura di Cristo. A lei e al marito è permesso di “trattenere” il Figlio di Dio con sé. Ciò che fu momentaneamente negato a Maria di Magdala dal Signore Risorto («Non mi trattenere», Gv 20,17), è ora concesso, nell’Eucaristia, nella comunione di fede vissuta nella casa e con quelli che ancora capiscono e si lasciano istruire nella Dottrina di Cristo.

Ma quella donna è rimasta senza discendenza, nell’attesa del ritorno del suo Signore, che però non manca di farsi presente nella loro casa. Così è anche per noi, in ogni santa Messa, celebrata con la fede, il rispetto delle regole, la dignità che merita, come la cura con la quale la donna della prima lettura, con il marito, vollero preparare la «piccola stanza superiore» destinata ad ospitare il profeta, il «santo, colui che passa sempre da noi», così che «venendo da noi, vi si possa ritirare».

Ma la profezia di questa prima lettura promette agli abitanti rimasti fedeli, in quella casa, prossimamente, una nuova generazione cristiana («l’anno prossimo, in questa stessa stagione, stringerai un figlio tra le tue braccia»). Chi ha conservato, con la fede, anche la ragione, la concezione della vita umana e della famiglia come il Creatore l’ha voluta per il bene dell’umanità, si salverà nel momento della prova, e per l’Eternità. Tutto il resto del mondo, che ha chiuso la porta in faccia a Dio, a Cristo, si sgretolerà implodendo su sé stesso, per il suo relativismo.

Questa donna con il marito, sembrano essere anche una figura profetica di Maria e Giuseppe, che hanno preparato e vissuto con questo nuovo nato, per opera dello Spirito Santo, che è il Figlio di Dio, Gesù Cristo. Oggi il Signore sembra essere ritornato nella casa dei Suoi trent’anni di vita domestica, prima dei tre anni di vita pubblica, custodito nel “tabernacolo” di quella camera preparata per Lui con tanta cura e rispettosa devozione. Così la storia dell’umanità vede alcuni vigilare nell’attesa della Sua seconda venuta.

2. La seconda lettura pone l’accento sul Battesimo come avvenimento ed esperienza della “sepoltura” con Cristo: «Per mezzo del Battesimo, dunque, siamo stati sepolti insieme a Lui», in vista di risorgere con Lui. L’importante è essere con Lui, sia nella prova della Croce, della morte che nella Risurrezione. Forse, il nostro tempo, è anche il tempo della “sepoltura” insieme al Signore della storia, della ragione, della fede, della saggezza, della cultura… Mai si è riscontrata tanta ignoranza presso gli uomini, tanta perdita di memoria della cultura, del pensiero che ha alimentato secoli di civiltà umana e cristiana. Oggi l’umanità è chiusa in un sepolcro di barbarie ottusa, nel quale sembra essere precipitata anche gran parte del popolo cristiano. Ma tutto questo era stato previsto; le lettere alle “sette chiese” dell’Apocalisse sono già state scritte da tempo, e riguardano direttamente, si direbbe, proprio i nostri anni.

Ma Cristo Risorto farà risorgere anche coloro che con Lui, oggi, sono sepolti, preceduto da Sua madre Maria che schiaccerà il capo del serpente che oggi è lasciato libero di dominare il mondo, ma che sa che «gli resta poco tempo» (Ap 12,12).

3. Il Vangelo. Gesù è netto e aspro, diretto e senza mezzi termini, dice con chiarezza che tutto viene meno, se non è fondato, ancorato, in Lui:

– dal legame tra genitori e figli, oggi divenuto quasi sempre ingovernabile se non è centrato sulla fede in Lui («Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me»);

– alla capacità di “reggere” di fronte alle difficoltà concrete della vita quotidiana e della vita nel suo insieme («chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me»).

Essere degni di Cristo, significa essere degni di avere la Risposta alla Domanda di verità della vita, in ogni suo dettaglio (il senso di ciò che mi sta accadendo in questo momento in questa situazione contingente) e nel suo insieme (il senso della vita come tale).

«Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà»: provare per credere! È la sfida del cristianesimo all’umanità di sempre e soprattutto a quella di oggi: avete provato a costruire il mondo come se Dio non esistesse, come se Cristo non fosse Dio? Avete cercato di piegare il Suo insegnamento ai vostri comodi immediati, alla vostra smania di potere arbitrario su tutto e su tutti? Non ha funzionato e tutto vi sta crollando addosso! O «siete così privi di intelligenza» (Gal 3,3) da non accorgervene nemmeno?

Allora, provate ad invertire la rotta, ri-orientando (cum-vertere, ri-orientare) il modo di pensare, di vivere privatamente come pubblicamente, di ripensare la gestione della società, tenendo seriamente conto di Lui come unico Fondamento possibile, perché «chi non raccoglie con me, disperde» (Mt 12,30).

Preghiamo perché la Chiesa di Cristo ritorni a guidare l’umanità e smetta di mettersi al traino del mondo, al seguito di Satana, illudendosi di rendersi più gradevole per gli uomini, concedendosi «ad ogni passante» (Ez 16,15.25) in cambio di un po’ di potere.

Piuttosto è il momento di accogliere chi insegna e testimonia la vera Dottrina di Cristo, per avere in cambio la ricompensa della “verità della vita”, perché «chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta» (Vangelo).

Maria, madre di Dio e della Chiesa, che per prima hai accolto il Figlio di Dio nella tua anima e nel tuo stesso corpo, sei per noi e per la Chiesa, la donna che ha preparato la stanza al piano superiore destinata ad accoglierlo, insegnandoci quello che si deve fare per vivere e non perdere la ricompensa dell’Eternità beata.

 

Bologna, 2 luglio 2023

 

 

 

 

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