Silvana de Mari, medico
Silvana de Mari, medico

 

 

di Sabino Paciolla

 

Mi sono imbattuto su internet in un articolo che rilancia un video, riportato qui sotto, in cui la dott.ssa Silvana De Mari, medico e scrittrice, fa delle dure accuse nei confronti del Ministro della Salute, del Governo, ecc. poiché hanno stabilito, e nei fatti imposto, come pratica elettiva nell’affronto della COVID-19, il protocollo di “Tachipirina e vigile attesa”. Tale protocollo è stato contestato dai medici delle terapie domiciliari precoci poiché estremamente negativo e peggiorativo della situazione dei contagiati dal virus SARS-COV-2, soprattutto se anziani. 

Ricordiamo che i medici delle terapie domiciliari precoci hanno impugnato il protocollo della tachipirina e vigile attesa, stabilito dalla nota Aifa del 9 dicembre 2020, dinanzi al TAR del Lazio, il quale, il 4 marzo scorso ha dato loro ragione, sospendendolo. 

Il Tribunale ha infatti ritenuto, come si legge nell’ordinanza, che il ricorso “appare fondato” in relazione alla giusta richiesta dei medici “di far valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza”. Quindi la sentenza stabilisce che i medici possono utilizzare anche il protocollo rodato e che ha prodotto ottimi risultati delle terapie domiciliari precoci, che prevede, tra l’altro, gli antinfiammatori ma assolutamente non la Tachipirina.

Ma il Ministero della Salute e l’AIFA si sono appellati al Consiglio di Stato il quale, con ordinanza n.2221/2021 del 23 aprile 2021, ha ripristinato la nota AIFA del 9 dicembre 2020, stabilendo che: “la natura dell’atto impugnato porta ad escludere l’esistenza di profili di pregiudizio dotati dell’attributo dell’irreparabilità, dal momento che la nota AIFA non pregiudica l’autonomia dei medici nella prescrizione, in scienza e coscienza, della terapia ritenuta più opportuna”, e che sospendere la nota AIFA fino alla definizione del giudizio di merito determina “il venir meno di linee guida, fondate su evidenze scientifiche documentate in giudizio”.

Quattro giorni dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il 26 aprile 2021, la nota del 9 dicembre 2020 viene aggiornata per includere i farmaci antinfiammatori non steroidei. Rimane comunque il protocollo della “Tachipirina e vigile attesa”

Quanto sia nocivo l’uso di paracetamolo nelle fasi iniziali sintomatiche del contagio da SARS-COV-2 viene dichiarato in una lettera scritta da Sergio Pandolfi, Vincenzo Simonetti, Giovanni Ricevuti, Salvatore Chirumbolo, apparsa su Journal of Medical Virology, la quale, a supporto della loro posizione, riprendere una serie di studi pubblicati in materia. La riporto di seguito, per intero, nella mia traduzione.

Alla luce di questa lettera si può capire la durezza delle accuse fatte dalla dott.ssa Silvana De Mari, la quale, come dice nel video, se ne assume tutta la responsabilità. 

La dott.ssa De Mari, fautrice delle cure precoci domiciliari, è stata recentemente sospesa dall’Ordine dei Medici di Torino per essersi rifiutata di prendere le iniezioni sperimentali di Covid-19.

 

(se il video qui sopra non si apre, cliccare qui)

 

All’Editore,

Nell’ottobre 2020, Sestili e Fimognari hanno riferito che il paracetamolo (N-aetyl-para- aminophenol),comunemente noto come paracetamolo, induce o peggiora il consumo di glutatione (GSH) nei pazienti anziani affetti da malattia da coronavirus precoce o lieve 2019 (COVID-19), aumentando così notevolmente il rischio di esacerbazione COVID-19 in questi pazienti.1 Per COVID-19 precoce, intendiamo la sintomatologia tipica o comunemente riconosciuta associata alle prime fasi di COVID-19, che si verifica di solito quando un paziente rimane a casa, cioè febbre e dispnea, oltre a debolezza e dolore,2 nonostante i sintomi covid-19 siano particolarmente variabili e complessi e solo il 50% dei pazienti infetti da sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2) sviluppi una sintomatologia esplicita.2 In ogni caso, la febbre è uno dei sintomi più comuni durante le prime fasi di COVID-19, dove le persone usano il paracetamolo in modo abbastanza esclusivo.

La riduzione del GSH (glutatione, ndr) è una condizione particolarmente grave per la risposta antiossidante e antinfiammatoria dell’individuo ed è comprensibile che il suo esaurimento sia cruciale per il peggioramento del COVID-19. Inoltre, Zhang e colleghi, hanno recentemente dimostrato che SARS-CoV-2 dirotta il folato e il metabolismo un-carbonio nella cellula infetta, rimodellando il loro turnover biochimico a livello post-trascrizionale e andando avanti con la sintesi de novo delle purine.3 La Figura 1 mostra il ruolo fondamentale del GSH nel metabolismo un-carbonio. SARS-CoV-2 utilizza la serina citosolica idrossimetiltransferasi-1 per attivare il metabolismo monocarbonio per la sintesi de novo delle purine2 e sottraendo la serina, e il suo precursore acido folico dirotta la serina dalla produzione di cisticionina e quindi GSH (Figura 1). La riduzione dei livelli plasmatici e intracellulari di GSH è tipica nei pazienti anziani,4 in particolare se affetto da sindrome metabolica,5 pertanto, se Sestili e Fimognari hanno ragione, i pazienti anziani con sintomatologia prodromica COVID-19 non devono essere trattati con N-acetil-para- aminofenolo.

Figura che mostra il possibile meccanismo di esacerbazione della deplezione di GSH in soggetti infetti da SARS-CoV-2 da paracetamolo.
Figura 1 che mostra il possibile meccanismo di esacerbazione della deplezione di GSH in soggetti infetti da SARS-CoV-2 da paracetamolo.

Inoltre, Sestili e Fimognari hanno considerato l’ipotesi che la gravità del COVID-19 possa essere causata da un deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi, che è parallelo alla diminuzione del GSH.67 In realtà, in quei casi, è stato emesso un avvertimento sull’uso di Tylenol®-paracetamolo, che alla fine non è raccomandato.8 Nonostante alcune sagge raccomandazioni, Linda Geddes ha parlato di “Paradosso della febbre”, riferendo al fatto di quanto il paracetamolo sia stato abusato nel mercato sanitario per affrontare i sintomi di COVID-19 nel suo sviluppo iniziale e prevenire l’affollamento in ospedale.9 In Italia, una protesta civile da parte di alcuni medici, professionisti e medici di famiglia, sta espandendo il dibattito, anche in politica, su come trattare al meglio COVID-19 a casa. L’eredità civile di questi professionisti è stata organizzata per prevenire l’enorme preoccupazione delle persone anziane trattate con semplice paracetamolo, consigliate di aspettare sotto la terapia con paracetamolo per i sintomi ridotti, ma poi spesso subendo una rapida esacerbazione e in molti casi anche la morte durante il ricovero in ospedale.

Suter e colleghi hanno recentemente creato un algoritmo della migliore e più semplice terapia domiciliare per i sintomi lievi all’inizio di COVID-19, per prevenire il ricovero in ospedale.10 Nel loro studio osservazionale retrospettivo, la coorte di controllo (45 pazienti su 77; 58,44%) ha ricevuto paracetamolo come terapia domiciliare, mentre nella coorte di pazienti che seguivano un protocollo raccomandato solo 6 su 86 (6,98%) hanno usato il paracetamolo come terapia principale. Il tasso di ospedalizzazione è stato dell’1,2% per i pazienti sottoposti al protocollo raccomandato e del 13,1%(p = 0,007) per i pazienti che utilizzavano prevalentemente paracetamolo, cioè 44 giorni cumulativi di ospedalizzazione (raccomandati) contro 481 (controlli).10 Questa evidenza dimostra che l’uso del paracetamolo a casa per trattare i sintomi lievi di COVID-19, in particolare negli anziani con comorbilità, ha notevolmente aumentato il rischio di ospedalizzazione per dispnea da polmonite interstiziale, aumentando così l’enorme preoccupazione di affollare le unità di terapia intensiva. Le possibili cause di questa esacerbazione potrebbero essere l’attivazione di meccanismi protrombotici, attualmente segnalati come la principale causa patogenetica della COVID-19, insieme alla disfunzione endoteliale.11 In realtà, GSH modula le funzioni piastrine12 e trombosi venosa profonda, che può verificarsi in COVID-19 grave e peggiora i livelli di GSH migliorando la glutatione perossidasi.13 Inoltre, il ricovero in ospedale include anche il rischio aggiuntivo di peggiorare la polmonite da COVID-19 a causa di infezioni acquisite in ospedale, aumentando anche il tasso di mortalità.14

L’uso del paracetamolo per ridurre la febbre dovrebbe essere considerato particolarmente sicuro, se il COVID-19 lieve non è ancora stato diagnosticato, almeno nell’intenzione professionale della maggior parte dei medici. D’altra parte, la febbre è uno dei primi sintomi di una possibile infezione da SARS-CoV-2. La febbre è solitamente associata a sintomatologia infiammatoria (astenia, dolore muscolare, tosse) e, se tra gli operatori sanitari sono diffuse informazioni terapeutiche più corrette, ulteriori terapie, come i farmaci antinfiammatori non steroidei, dovrebbero avere la priorità nella loro raccomandazione.10

Nel 2019, secondo l’Agenzia Italiana per i Farmaci Terapeutici (AIFA), il paracetamolo (o paracetamolo, principio unico attivo) ha rappresentato l’11,4% del carico economico complessivo per i farmaci terapeutici in Italia e il primo farmaco acquistato dalle unità sanitarie locali del Paese con spese proprie. Questo ranking è aumentato significativamente nel 2020, raggiungendo un potenziamento di circa 50 pacchetti/giorno ogni 10.000 abitanti a gennaio-febbraio 2020, rispetto ai 16-20 pacchetti acquistati a dicembre 2019. Questi dati sono facilmente recuperabili dal sito dell’AIFA. Certamente, sarebbe particolarmente imbarazzante affermare che l’enorme aumento dei pazienti anziani che entrano nelle unità di terapia intensiva o il numero di decessi per distress respiratorio acuto e grave da COVID-19, possono avere la fonte causale nell’assunzione del solo paracetamolo mentre si rimane a casa, in attesa di un’ulteriore consulenza medica o sperando nella scomparsa dei sintomi dolorosi. Tuttavia, sembra senza dubbio confermato che i pazienti che utilizzano il paracetamolo come terapia domiciliare elettiva nella fase iniziale dell’infezione da SARS-CoV-2, avevano un rischio maggiore di essere ricoverati in ospedale.10

La documentazione delle Linee Guida fornita dal Ministero della Salute il 30 novembre 2020, poi aggiornata il 26 aprile 2021, nella quale venivano aggiunti farmaci antinfiammatori non steroidei per la gestione dei pazienti con COVID-19 a domicilio e scoraggiandoli dall’essere ricoverati in ospedale, suggeriva: “un atteggiamento di vigile attesa” e “paracetamolo per il trattamento dei sintomi”. Alla data indicata, sulla base dei dati riportati dal Ministero della Salute in Italia al 30 novembre 2020, il rischio relativo che abbiamo calcolato di essere ricoverati in ospedale seguendo queste raccomandazioni non dovrebbe essere lontano da 1,7981 (CI95 = 1.7234-1.8760, p < .001), odds ratio = 1.8283 (CI95 = 1,7507-1,9094, p <.001, considerando anche l’andamento riportato da altri.10 Inoltre, la probabilità di essere ricoverati in terapia intensiva entro 10 giorni di “vigile attesa” può essere superiore al 65% (65,18%) in un calcolo bayesiano. Pertanto, basandosi su questa stima, è necessario trarre una possibile conclusione. Le ragioni farmacologiche di questo fallimento sono state introdotte in questo manoscritto e dovrebbero essere prese sul serio in piena considerazione per formulare nuovi protocolli terapeutici e linee guida approvate.

L’avvertenza deve essere presa in considerazione, quando si considera il paracetamolo nelle persone anziane con una sintomatologia presuntiva di infezione da SARS-CoV-2, prima di essere confermata da un tampone. Anche se, come riportato in Suter et al.,10 le raccomandazioni iniziali dell’AIFA nel 2020 includevano il paracetamolo come terapia elettiva e pratica a casa per ridurre i sintomi del COVID-19 e allentare la morsa sugli ospedali, i nuovi protocolli raccomandati, proposti da un gruppo di medici, possono causare critiche alla gestione della pandemia da parte di politici e accademici in Italia.

La ricerca scientifica deve sempre guidare il dibattito verso il miglioramento di ogni buona proposta e per scongiurare questa cruda e preoccupante emergenza.

 

 

Fonti:

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