• venerdì , 25 maggio 2018

ALFIE, LETTERA APERTA AI VESCOVI INGLESI E GALLESI

Diane Montagna, in un articolo di sabato scorso su LifeSiteNews (qui), riporta che Jean Pierre Casey, il nipote di un noto filosofo cattolico tedesco e forte oppositore di Hitler, Dietrich von Hildebrand (1889-1977), ha scritto una lettera aperta ai vescovi di Inghilterra e Galles denunciando la loro risposta ad Alfie Evans come un “fallimento”.

Nelle osservazioni che accompagnano la sua lettera aperta, Jean Pierre Casey ha affermato: “Il mio grande zio Dietrich von Hildebrand fu risoluto di fronte all’oppressione nazista. Dobbiamo essere risoluti di fronte all’oppressione secolare, quando i diritti dei genitori vengono sistematicamente indeboliti e la famiglia attaccata da tutte le parti. Il silenzio dei nostri vescovi è vergognoso”.

Ecco la lettera nella quasi totalità nella mia traduzione.

Foto: Alfie Evans

Foto: Alfie Evans

“Vostre Eccellenze,

Anche se posso capire il desiderio di assumere un tono conciliante quando la posta in gioco e le emozioni sono alte, è una grave minimizzazione chiamare sfortunata la formulazione della vostra dichiarazione sul caso di Alfie Evans, in particolare data l’enfasi sull’apparente ‘integrità’ del personale medico e degli amministratori dell’ospedale di Alder Hey.

Un ospedale che agisce come un carcere, imprigionando un bambino contro la volontà dei suoi genitori e un giudizio migliore non agisce con integrità.

Un ospedale che chiede un’ingiunzione del tribunale per impedire ai genitori di esercitare il loro legittimo dovere di agire nell’interesse superiore del loro bambino non agisce con integrità.

Un ospedale che rifiuta di mettere in discussione la propria diagnosi (possibile, se non probabile, sbagliata) non agisce con integrità.

Un ospedale che cerca di cacciare un cappellano che fornisce conforto spirituale a una famiglia bisognosa e amministra i sacramenti non agisce con integrità.

Un ospedale che si rifiuta di prendere in considerazione alternative non agisce con integrità.

Un ospedale che richiede la presenza della polizia per impedire ai genitori di esercitare il loro diritto legale di allontanare il proprio bambino dalle cure dell’ospedale – minacciando i genitori con una condanna di aggressione se toccano il loro bambino – non agisce con integrità.

Un ospedale che rifiuta di facilitare l’incontro tra il proprio personale medico e il capo di un altro ospedale pronto ad accogliere il bambino non agisce con integrità.

Un ospedale che non collabora con altri ospedali che inviano personale medico, attrezzature e mezzi di trasporto per sostenere i desideri dei genitori per forme alternative di trattamento non agisce con integrità.

Un ospedale che si rifiuta di idratare o nutrire un bambino non agisce con integrità.

Ancora più importante – e peggiore della scelta sfortunata delle parole usate nella vostra dichiarazione – è l‘abbietta incapacità di affrontare il nocciolo della questione: il legame privilegiato tra i bambini e i loro genitori in quanto custodi dati da Dio.

Nella dichiarazione non si fa alcun riferimento alla santità e alla dignità della vita umana.

Non si fa alcun riferimento ai diritti dei genitori in quanto educatori primari e unici tutori legittimi del bambino.

Non viene fatto alcun riferimento ai diritti primari dei genitori – non dello Stato, o dei medici, o dei magistrati non eletti in conflitto – di determinare quello che ritengono essere nell’interesse superiore del loro bambino.

Poiché la dichiarazione fallisce così totalmente nel confermare l’insegnamento cattolico per quanto riguarda la vita e la famiglia, essa non dovrebbe essere considerata una dichiarazione cattolica. Etichettare come tale quella dichiarazione è estremamente fuorviante.

(…)

Anche se potreste essere tentati di caratterizzare me e gli altri che condividono le mie opinioni come “sempliciotti” le cui facoltà intellettuali sono insufficienti per comprendere appieno le sottigliezze etiche e mediche del caso, risponderò: Conosco la tirannia quando la vedo. Conosco l’oppressione quando la vedo. Conosco l’ingiustizia quando la vedo. E così fanno molte migliaia di altre persone in tutto il mondo. Se i nostri pastori, intendendo con ciò il collettivo da voi formato, tacciono di fronte a tanta tirannia, oppressione e ingiustizia, allora non solo falliscono nella loro missione di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo, non solo non difendono pubblicamente la santità e la dignità di tutta la vita umana, non solo non difendono i diritti dei genitori come primi educatori e unici legittimi custodi dei loro figli – ciascuno dei quali è considerato individualmente un grave peccato di omissione – ma diventano anche complici e, anzi, partecipi attivi di atti gravemente malvagi.

Mi dispiace dire che con il tipo di leadership – o meglio con la totale assenza di leadership che i nostri vescovi stanno dimostrando – nei casi pubblici gravi in cui una potente testimonianza pubblica in difesa della vita, della famiglia e dei diritti dei genitori concessi da Dio non solo è necessaria, ma è anche un obbligo morale, non c’è da meravigliarsi che il gregge di cattolici praticanti stia rapidamente scomparendo. Perchè chi vorrebbe seguire questi pastori? Che questo accada subito dopo la saga di Charlie Gard (l’altro bambino che ha avuto la stessa sorte di Alfie, morto il 28 luglio dell’anno scorso, ndr), e con un risultato sostanzialmente identico – cioè la totale mancanza di leadership, di convinzione e di coraggio che stiamo assistendo da parte dei nostri vescovi, ho paura di dire che mi vergogno di essere un cattolico inglese.

Come disse Edmund Burke: ‘L’unica cosa necessaria per il trionfo del male è che i buoni non facciano nulla’.

Con ogni speranza che lo Spirito Santo vi spinga a mettere in pratica le parole profetiche di San Giovanni Paolo II: ‘Se volete la pace, lavorate per la giustizia. Se volete giustizia, difendete la vita. Se vuoi la vita, abbraccia la verità, la verità rivelata da Dio’”.

NON ABBIATE PAURA!

 

Jean Pierre Casey

Londra, 27 aprile 2018

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